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10 marzo 2016
La televisiun la g’ha paura de nisun
Ma molti hanno paura che ella - la televisiun - rovini loro la reputazione.
Tira via Quelli che non ce l’ho la televisione, che già mi stanno pesi, ma Quelli che non la guardo la televisione, quelli non li reggo proprio.
Attenzione, non sono quelli che non hanno o non guardano la televisione per davvero, sono quelli che lo dichiarano soltanto, con ingiustificato orgoglio e senza che nessuno glielo chieda.
Una excusatio non petita catodica.
Nel senso, padronissimi di avere l’apparecchio e non guardarlo, e non accenderlo proprio. Magari la tv è in casa solo per i figli, o proviene da un’eredità.
Tranquilli, continuate a non guardare la televisione, a seguire solo le cose che vi interessano in streaming o in podcast o su youtube, o anche no.
Il problema non è quello che fate, ma quello che volete far credere di fare, o NON fare in questo caso.
Guardare la televisione sembra sia diventato il peggior indice di grettezza, ignoranza, popolanità e allora non la si guarda per definizione. O non ce la si ha.
Fateci caso, è pieno di Quelli che…:
“Premesso che io non la guardo la televisione, ieri Crozza…”
“Per caso ieri, che io non l’accendo mai la tivù, ho visto un servizio de Le Iene…”
“Oh, ieri ho indovinato la ghigliottina, guardo solo quei cinque minuti perché poi Frizzi (o Conti o chi per lui) non lo sopporto.”
“Sanremo, non lo guardo proprio, Sanremo?!? Però forte l’imitatrice lì… lei è ganza.”
Dài ragazzi potete appicciarla, guardarla, nessuno ve lo rinfaccerà e, soprattutto, c’è di peggio.
E non sarete più belli o più colti ripudiando la visione, ché poi magari finite a sbirciarla dall’app del telefonino.
E non sarete più informati solo perché dite di leggere due blog di tendenza, invece di sorbirvi Mentana o Giorgino, sarete solo più snob.
Persino le riflessioni di Jannacci...
La televisiun la g’ha na forsa de leun
la televisiun la g’ha paura de nisun
la televisiun la t’endormenta cume un cuiun
...sono ormai un po’ fuori tempo.
Adesso, il grande Enzo, ti parlerebbe dello smartcoso, di facebook o dell’iperconnettività se ti volesse prendere per il culo.
La televisione, ma chi la caga più, puoi smettere di guardarla di nascosto.
Coming out telespettatore, dai retta a un bischero, tra un po' farà tendenza più che ascoltare un vinile.
30 gennaio 2014
Amami e sgonfiami
«Ma è una metafora?»
«No».
«Uhm…»
«O forse sì, non è importante».
L’uomo grasso col panciotto e il gessato si gratta il pizzo come ogni volta che deve prendere una decisione difficile, guarda il copione sbertucciato sulla scrivania, e ne rilegge il titolo, quel titolo assurdo.
«Ma in definitiva la storia qual è?»
Per tutta risposta l’altro tipo lì, un giovanotto scarmigliato tra il biondo e il rossiccio che indossa un maglione di cotone a v blu infarcito di pelucchi, alza le sopracciglia e le spalle in un movimento sincrono e rivelatore di un vago menefreghismo e di un’ineluttabilità tutta giovanile.
«Cioè, dove si va a parare, non si capisce leggendo. Magari c’è qualcosa da rendere con le riprese che non è scritto qui. Perché il pubblico lo vuol sapere dove si va a parare, se non lo si informa a modo lo si spiazza, non capisce. È gente semplice il pubblico, gente avida di sapere dove si va a parare».
L’uomo col panciotto sfoglia alcune pagine, rilegge dei passi sottovoce quasi a voler capire in quel momento quello che in una settimana intera gli è sempre sfuggito.
«Succedono delle cose, sta lì la storia».
Il punto però non è quello, lo sa il produttore e lo sa lo sbarbato aspirante Cronenberg. È stato più facile altre volte rifiutare un copione perché il movente di un omicidio era vacuo, perché un personaggio non era credibile o perché non c’erano abbastanza tette, ma oggi l’uomo incontra una spessa difficoltà ad affrontare il punto, teme di passare per ignorante e incompetente molto più di quanto tema rifiutare un’opera che potrebbe diventare un successo al botteghino o in qualche festival avanguardista.
«Sì, succedono delle cose, questo è chiaro, ma ecco è proprio necessario che tutti abbiano in testa questi… questi cosi? »
«Caschi».
«Sì, questi caschi, ecco, questi caschi da moto in testa».
Sopracciglia e spalle, nessun altro segno da parte del biondino.
«Fammi capire bene. C’è questa coppia, lui e lei, senza nome, hanno un nome? Non mi pare. Non ce l’hanno un nome».
Intanto sfoglia avanti e indietro a casaccio, cercando ti tenere aperta una pagina che non sia la prima con su quel titolo.
«Lui lavora in ufficio, vita normale, tra computer fotocopiatrici e scartoffie, un capo, il collega stronzo e la collega figa, altri colleghi sullo sfondo… tutta gente con in testa i cosi», fa un gesto con la mano attorno alla testa.
«Caschi».
«Caschi sì. Lei lavora al centro Arredotessile, fa la commessa e vende materassi e cuscini ai clienti che vengono lì coi cosi in testa, caschi sì ho capito, si sdraiano provano i cuscini di piuma e i memory foam sempre coi cosi in testa. Finché un cliente s’invaghisce di lei e tra un cuscino e un materasso inizia una relazione con la tipa senza nome, la nostra lei diciamo. E scopano…»
«Normale».
«Sì, normale, in magazzino sui materassi incellophanati, scopano».
Alza la testa e guarda negli occhi il biondino. In risposta sopracciglia e spalle.
«Con in testa quei cosi».
«Caschi».
«Caschi sì».
«Normale».
«Me li vedo. Normale. Poi cosa succede? Vediamo… ah, muore la nonna. La vediamo nel letto d’ospedale, col coso in testa e un tubo per l’ossigeno, dottori e infermiere tutti regolarmente col coso in testa. Poi il funerale, i parenti, il prete, lui e lei, anche l’amante, tutti al cimitero col coso in testa. E le foto dei morti che s’intravedono sulle lapidi? Tutte col coso integrale calato in testa».
«Giusto».
«Poi c’è la scena di lui nello spogliatoio della palestra, con gli amici sono sotto la doccia nudi, si lavano e si spugnano pure i caschi lì. Poi fuori dalle docce mentre si sparano l’aria dei fon sui cosi lui racconta la barzelletta delle due mucche, una barzelletta finemente inglese alla quale non si ride, semmai si sorride, e cosa succede? Sì, che due amici sorridono e altri due no».
«A due non è piaciuta».
«Ma hanno tutti i cosi, i caschi in testa».
«Normale».
«Quindi non si capisce chi sorride e chi no. Bene, può essere una buona cosa, ma non si capisce neanche adesso dove si vuole andare a parare».
Sopracciglia e spalle.
«E poi lei la scippano, le portano via la borsa e la fanno cadere per terra, ma tanto ha il casco in testa. Due giovinastri in sella a uno scooter la scippano».
«Va così».
«E i giovinastri filano via sullo scooter zigzagando tra i passanti, passanti con i loro bei cosi in testa si capisce, scappano via con la borsa di lei, una lei ormai definitivamente senza nome e, ho capito bene, senza avere in testa quei cosi».
«I caschi».
«I caschi sì».
«Non ce li hanno, no. Normale».
«E questa cosa non ci porta da nessuna parte e non è una metafora del cazzo. E la storia non c’è, ci sono solo i cosi in testa lì, salvo per i due scippatori sul motorino».
Sopracciglia e spalle.
«Ma sì, si può fare, magari cambiamo il titolo però».
E restano ancora un po' lì, senza nemmeno un caffè da sorbire.
«No».
«Uhm…»
«O forse sì, non è importante».
L’uomo grasso col panciotto e il gessato si gratta il pizzo come ogni volta che deve prendere una decisione difficile, guarda il copione sbertucciato sulla scrivania, e ne rilegge il titolo, quel titolo assurdo.
«Ma in definitiva la storia qual è?»
Per tutta risposta l’altro tipo lì, un giovanotto scarmigliato tra il biondo e il rossiccio che indossa un maglione di cotone a v blu infarcito di pelucchi, alza le sopracciglia e le spalle in un movimento sincrono e rivelatore di un vago menefreghismo e di un’ineluttabilità tutta giovanile.
«Cioè, dove si va a parare, non si capisce leggendo. Magari c’è qualcosa da rendere con le riprese che non è scritto qui. Perché il pubblico lo vuol sapere dove si va a parare, se non lo si informa a modo lo si spiazza, non capisce. È gente semplice il pubblico, gente avida di sapere dove si va a parare».
L’uomo col panciotto sfoglia alcune pagine, rilegge dei passi sottovoce quasi a voler capire in quel momento quello che in una settimana intera gli è sempre sfuggito.
«Succedono delle cose, sta lì la storia».
Il punto però non è quello, lo sa il produttore e lo sa lo sbarbato aspirante Cronenberg. È stato più facile altre volte rifiutare un copione perché il movente di un omicidio era vacuo, perché un personaggio non era credibile o perché non c’erano abbastanza tette, ma oggi l’uomo incontra una spessa difficoltà ad affrontare il punto, teme di passare per ignorante e incompetente molto più di quanto tema rifiutare un’opera che potrebbe diventare un successo al botteghino o in qualche festival avanguardista.
«Sì, succedono delle cose, questo è chiaro, ma ecco è proprio necessario che tutti abbiano in testa questi… questi cosi? »
«Caschi».
«Sì, questi caschi, ecco, questi caschi da moto in testa».
Sopracciglia e spalle, nessun altro segno da parte del biondino.
«Fammi capire bene. C’è questa coppia, lui e lei, senza nome, hanno un nome? Non mi pare. Non ce l’hanno un nome».
Intanto sfoglia avanti e indietro a casaccio, cercando ti tenere aperta una pagina che non sia la prima con su quel titolo.
«Lui lavora in ufficio, vita normale, tra computer fotocopiatrici e scartoffie, un capo, il collega stronzo e la collega figa, altri colleghi sullo sfondo… tutta gente con in testa i cosi», fa un gesto con la mano attorno alla testa.
«Caschi».
«Caschi sì. Lei lavora al centro Arredotessile, fa la commessa e vende materassi e cuscini ai clienti che vengono lì coi cosi in testa, caschi sì ho capito, si sdraiano provano i cuscini di piuma e i memory foam sempre coi cosi in testa. Finché un cliente s’invaghisce di lei e tra un cuscino e un materasso inizia una relazione con la tipa senza nome, la nostra lei diciamo. E scopano…»
«Normale».
«Sì, normale, in magazzino sui materassi incellophanati, scopano».
Alza la testa e guarda negli occhi il biondino. In risposta sopracciglia e spalle.
«Con in testa quei cosi».
«Caschi».
«Caschi sì».
«Normale».
«Me li vedo. Normale. Poi cosa succede? Vediamo… ah, muore la nonna. La vediamo nel letto d’ospedale, col coso in testa e un tubo per l’ossigeno, dottori e infermiere tutti regolarmente col coso in testa. Poi il funerale, i parenti, il prete, lui e lei, anche l’amante, tutti al cimitero col coso in testa. E le foto dei morti che s’intravedono sulle lapidi? Tutte col coso integrale calato in testa».
«Giusto».
«Poi c’è la scena di lui nello spogliatoio della palestra, con gli amici sono sotto la doccia nudi, si lavano e si spugnano pure i caschi lì. Poi fuori dalle docce mentre si sparano l’aria dei fon sui cosi lui racconta la barzelletta delle due mucche, una barzelletta finemente inglese alla quale non si ride, semmai si sorride, e cosa succede? Sì, che due amici sorridono e altri due no».
«A due non è piaciuta».
«Ma hanno tutti i cosi, i caschi in testa».
«Normale».
«Quindi non si capisce chi sorride e chi no. Bene, può essere una buona cosa, ma non si capisce neanche adesso dove si vuole andare a parare».
Sopracciglia e spalle.
«E poi lei la scippano, le portano via la borsa e la fanno cadere per terra, ma tanto ha il casco in testa. Due giovinastri in sella a uno scooter la scippano».
«Va così».
«E i giovinastri filano via sullo scooter zigzagando tra i passanti, passanti con i loro bei cosi in testa si capisce, scappano via con la borsa di lei, una lei ormai definitivamente senza nome e, ho capito bene, senza avere in testa quei cosi».
«I caschi».
«I caschi sì».
«Non ce li hanno, no. Normale».
«E questa cosa non ci porta da nessuna parte e non è una metafora del cazzo. E la storia non c’è, ci sono solo i cosi in testa lì, salvo per i due scippatori sul motorino».
Sopracciglia e spalle.
«Ma sì, si può fare, magari cambiamo il titolo però».
E restano ancora un po' lì, senza nemmeno un caffè da sorbire.
16 dicembre 2011
Quelli che il blog
Quelli che scrivono dentro nei blog perché ci hanno figli da mantenere, oh yeah!
quelli che è meglio se ci hanno pure un altro lavoro
quelli che di questi non me ne perdo una
quelli che il post è bellissimo, oh yeah!
quelli che in certi momenti vorrebbero essere Robin
quelli che scrivono post brevi per non sporcare
quelli che sono su wordpress ma vogliono migrare su blogspot
quelli che sono su blogspot ma non lo sanno, oh yeah!
quelli che no commento di scambio
quelli che anonimo ha detto
quelli che adottano le parole
quelli che adottano un bimbo a distanza, oh yeah!
quelli che dovrebbero adottare le parole a distanza
quelli che aprono un blog e lo fanno a post
quelli che sono contro il captcha
quelli che sono contro il captcha ma fingono di essere a favore, oh yeah!
quelli che Warhol è un pretesto per celebrare Parola
quelli che i momenti di noia
quelli che la Cina non è vicina, è proprio qui
quelli che lavioli al vapole, oh yeah!
quelli che lo spread del bund della macchina del capo col chewingum®
quelli che questo post mi ha ricordato quando
quelli che l'album più bello di sempre è, oh yeah!
quelli che mille lame, ti dico c'erano mille lame
quelli che la moglie di Crozza
quelli che non sono bono a pubblicare commenti
quelli che guasi guasi è meglio così, oh yeah!
quelli che cazzara santa
quelli che hanno il mare dentro
quelli che viva la figa
quelli che ben gentili, oh yeah!
quelli che come stai? molto beige grazie
quelli che vorrei spezzare una lancia
quelli che ho visto quel filmato kristoddio
quelli che il conte, oh yeah!
quelli che mi ricordo, ma l'hanno letto su wiki
quelli che voi fate come cazzo vi pare
quelli che a Giovy bisogna abbassargli i chilometri se la vogliamo piazzare
quelli che criticate fabbiovolo solo per invidia, oh yeah!
quelli che Ryan Gosling è ritoccato col photoshop
quelli che Chi?
quelli che Quello di Drive
quelli che Ah ok, oh yeah.
quelli che le marchette al mio ego
quelli che maialino grugnino cerca paperina in intimo
quelli che non lascio mai un libro a mezzo
quelli che trovano i libri su un mezzo, pubblico, oh yeah!
quelli che su Scarlett si scrive sempre troppo poco
quelli che grazie dell'info
quelli che l'IBAN mio ce l'hai
quelli che grazie troppo buoni, oh yeah!
quelli che questo blog mi sta uccidendo
quelli che hanno cercato mille volte in gugòl "come inserire link"
quelli che commentano accazzo epperò l'è i' su' bello
quelli che vabbè
ooooooh yeah!
--------------------------------------------------------------------------
Io e Enzo - Ho visto Jannacci dal vivo per la prima volta a Sesto Fiorentino nel 1980, ci sono andato con il Biffoli e la sua 126 bianca. Poi l'ho rivisto all'Apollo, al Palazzetto dello sport e al Metastasio di Prato pochi anni fa. Ho diversi suoi dischi tra cui Fotoricordo e Ci vuole orecchio, in vinile, Quando un musicista ride e Come gli aeroplani in CD originali + diverse raccolte di successi. Ho un prezioso VHS con due puntate trasmesse dalla RAI di una trasmissione dal titolo "Ci vuole orecchio" con memorabili improvvisazioni Jannacci/Bennato, Jannacci/Fo e Jannacci/Cochi e Renato.
Ho sentito dalla sua viva voce raccontare di quando si presentò per la prima volta in Rai con Il cane con i capelli.
Uno dei pezzi che più amo? Io e te.
quelli che è meglio se ci hanno pure un altro lavoro
quelli che di questi non me ne perdo una
quelli che il post è bellissimo, oh yeah!
quelli che in certi momenti vorrebbero essere Robin
quelli che scrivono post brevi per non sporcare
quelli che sono su wordpress ma vogliono migrare su blogspot
quelli che sono su blogspot ma non lo sanno, oh yeah!
quelli che no commento di scambio
quelli che anonimo ha detto
quelli che adottano le parole
quelli che adottano un bimbo a distanza, oh yeah!
quelli che dovrebbero adottare le parole a distanza
quelli che aprono un blog e lo fanno a post
quelli che sono contro il captcha
quelli che sono contro il captcha ma fingono di essere a favore, oh yeah!
quelli che Warhol è un pretesto per celebrare Parola
quelli che i momenti di noia
quelli che la Cina non è vicina, è proprio qui
quelli che lavioli al vapole, oh yeah!
quelli che lo spread del bund della macchina del capo col chewingum®
quelli che questo post mi ha ricordato quando
quelli che l'album più bello di sempre è, oh yeah!
quelli che mille lame, ti dico c'erano mille lame
quelli che la moglie di Crozza
quelli che non sono bono a pubblicare commenti
quelli che guasi guasi è meglio così, oh yeah!
quelli che cazzara santa
quelli che hanno il mare dentro
quelli che viva la figa
quelli che ben gentili, oh yeah!
quelli che come stai? molto beige grazie
quelli che vorrei spezzare una lancia
quelli che ho visto quel filmato kristoddio
quelli che il conte, oh yeah!
quelli che mi ricordo, ma l'hanno letto su wiki
quelli che voi fate come cazzo vi pare
quelli che a Giovy bisogna abbassargli i chilometri se la vogliamo piazzare
quelli che criticate fabbiovolo solo per invidia, oh yeah!
quelli che Ryan Gosling è ritoccato col photoshop
quelli che Chi?
quelli che Quello di Drive
quelli che Ah ok, oh yeah.
quelli che le marchette al mio ego
quelli che maialino grugnino cerca paperina in intimo
quelli che non lascio mai un libro a mezzo
quelli che trovano i libri su un mezzo, pubblico, oh yeah!
quelli che su Scarlett si scrive sempre troppo poco
quelli che grazie dell'info
quelli che l'IBAN mio ce l'hai
quelli che grazie troppo buoni, oh yeah!
quelli che questo blog mi sta uccidendo
quelli che hanno cercato mille volte in gugòl "come inserire link"
quelli che commentano accazzo epperò l'è i' su' bello
quelli che vabbè
ooooooh yeah!
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Io e Enzo - Ho visto Jannacci dal vivo per la prima volta a Sesto Fiorentino nel 1980, ci sono andato con il Biffoli e la sua 126 bianca. Poi l'ho rivisto all'Apollo, al Palazzetto dello sport e al Metastasio di Prato pochi anni fa. Ho diversi suoi dischi tra cui Fotoricordo e Ci vuole orecchio, in vinile, Quando un musicista ride e Come gli aeroplani in CD originali + diverse raccolte di successi. Ho un prezioso VHS con due puntate trasmesse dalla RAI di una trasmissione dal titolo "Ci vuole orecchio" con memorabili improvvisazioni Jannacci/Bennato, Jannacci/Fo e Jannacci/Cochi e Renato.
Ho sentito dalla sua viva voce raccontare di quando si presentò per la prima volta in Rai con Il cane con i capelli.
Uno dei pezzi che più amo? Io e te.
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