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5 febbraio 2021

La tattica del canotto

Eravamo a Caletta di Castiglioncello e si andava sulla spiaggia. Sul tragitto c'era il tipico emporio vendoditutto delle località di mare con fuori esposta tutta una popò di roba colorata. Coloratissima. Per noi agognata più d'un posto in paradiso.

Ma i nostri col cavolo che sganciavano un soldo per venire incontro alle esigenze di noi bambini.

Così un giorno mi venne quest'idea folgorante, c'incamminammo io e Stefano un po' più avanti del gruppo degli adulti e, giunti al negozio dei colorati, ci fermammo davanti a un canotto: "Guardalo fisso - dissi a Stefano - guardalo fisso che così ce lo comprano!"

Andò che loro, gli adulti, arrivarono, ci sorpassarono e dopo una ventina di metri si voltarono verso di noi "Andiamo, voi due, che vi siete imbambolati?"

Insomma non funzionò un granché bene.

È questo che devo ricordare ogni giorno alla mia cagnona Juno quando, all'intorno dei pasti, mi si piazza accanto e mi guarda fisso mentre mangio: la tattica del canotto non funziona.


10 dicembre 2019

Rapporto di lettura: Tre libri simili e diversissimi

Non li ho scelti apposta, è stato un caso che li abbia avuti per le mani uno dopo l'altro, in sequenza. La trama grossa li accomuna parecchio, vi si narra di minoranze, di persone in lotta, di esclusione e di rivalse. Quella fina li distingue e li distanzia, sul mappamondo ma non solo.

La bastarda di Istanbul (Elif Shafak - trad. Laura Prandino - 3.2 carver) Non mi ha convinto in pieno, ma è un romanzo tosto che comunque consiglierei. Pochi fronzoli, colorati e profumati spaccati di vita.

Nato fuorilegge (Trevor Noah - trad. Andrea Carlo Cappi - 4.0 carver) Leggetelo, date retta a un bischero, anzi prima, potreste dare un'occhiata su Netflix agli spettacoli di Trevor Noah (ce ne sono un paio), così intanto vi fate un'idea sul personaggio (il libro è la sua autobiografia) e poi vi immergete nel libro per arrivare alla scoperta delle sue radici.

Patria (Fernando Aramburu - trad. Bruno Arpaia - 4.3 carver) È IL LIBRO del mio anno 2019 di lettore. Un romanzo forte e coraggioso che ti scava dentro come fosse un aratro, fin dalle prime pagine. Un libro che ti lascia tanto. Un libro che scatena quello che io chiamo "l'effetto Sardegna" (*).

(*) - Dicesi effetto Sardegna la risultanza che avrà su di te la vacanza al mare successiva a una in Sardegna. Non ti potrà piacere, per questo è consigliabile proprio cambiare genere, si può andare in montagna o in giro per il mondo, ma è da evitare qualsiasi forma di bacino salato con spiaggia. Così per il libro che leggerete dopo Patria è meglio cambiare genere o, per stare proprio tranquilli, non leggere proprio niente per un mesetto. Magari andate al cine o vi guardate Chernobyl, io ho fatto così.

8 giugno 2015

Cosa resta di Cosa resta di noi

Il punto è che resta qualcosa.
Spesso negli ultimi anni mi sono ritrovato a leggere romanzi che non mi hanno lasciato nulla.
Anche la memoria piena - per amor di verità - incide su questo e non posso più pretendere di ricordarmi intere frasi da libri come in gioventù mi è capitato con Stephen King o con Il Nome della Rosa.
Ma incide anche il fatto che, più spesso, non c’è molto che valga la pena tenere a mente.
Beh, della storia di Edo, bagnino a Viareggio, sì.
È una storia che si snoda al mare e come una giornata di mare ti lascia cose.
Alla sera, ti ritrovi la sabbia tra le dita dei piedi, o una scottatura sulla pelle da lenire con la crema, ti ritrovi gli occhi rossi bruciati dal sale e ti ritrovi anche quella sensazione di soddisfazione al fresco di un portico con una bibita ghiacciata in mano.
Anche il romanzo precedente di Simi mi era piaciuto assai, ma con Cosa Resta di Noi (3,5 carver) l’autore ha salito altri gradini sulla scala del suo percorso.
La tensione che cresce palpabile nello sviluppo della trama è la cosa a mio parere più riuscita, in termini generali. Per i dettagli vi lascio alla lettura che ritengo di potervi davvero consigliare.
Simi non cerca di arruffianarsi il lettore con mezzucci poco chiari, gioca a carte scoperte con lui, sicuramente in segno di rispetto ma soprattutto di sfida, e la vince.

Le frasi che riporto non spoilerano la trama, ve le potete pigliare così, sono stuzzichini.
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La donna raggiunse l’ospedale in tempo per partorire soltanto grazie all’intervento di un veicolo spazzaneve. La cosa non mancò di suscitare una polemica furibonda sulla sanità pubblica e, risvolto ancora più grave, il neonato venne chiamato Maicol.
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E chi fa lo scrittore non vorrebbe sentirsi dire frasi che non metterebbe in un suo romanzo.
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«Perché?» chiede Guia, come una che deve piantare un chiodo con una sola martellata.
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Il giorno che spariranno le api, l’umanità avrà i giorni contati. Sulle api non mi sbilancio, ma il giorno che spariscono i baci, la fine dell’amore non è lontana.
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L’anno scorso sono affogati un tunisino, un cinese e un bulgaro. Una polacca l’abbiamo agguantata giusto in tempo Diego e io. E per forza: gli italiani non si spingono a più di cinque metri dalla riva. Anche affogare è uno di quei lavori che hanno lasciato agli immigrati.
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La fica è sopravvalutata solo dalle donne che non hanno altro da offrire. Tenersela stretta è l’unica maniera per avere qualche maschio attorno.
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Ne ho visti, di maschi, sventrare matrimoni per l’amante che li attendeva in un motel, vicino a uno svincolo autostradale, in un pomeriggio lavorativo d’inverno. In quei grigiori ogni dolciastra banalità sembra scintillare, ma è solo il riflesso ingannevole della clandestinità, contrapposta ai bicchieri opachi nella lavastoviglie, ai sabato sera in cui si è rinunciato a uscire senza un vero motivo, a quando si sono appena messe in forno due pizze congelate e alla tele l’unica cosa guardabile è Pretty woman.
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La risata aveva il timbro secco della ghiaia polverosa, o della grandine cattiva sopra i tetti traballanti.
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la sua pelle mandava sempre l’odore della sabbia dopo la pioggia e di un agrume sconosciuto
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