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9 marzo 2017

Voglio vedere voi con un fratello zoppo


Un fratello zoppo non te lo dimentichi mica, ti resta appiccicato come un francobollo leccato per bene e non lo tiri via manco con il vapore.
Eccolo là il tuo fratello zoppo, come un'ombra, più di un'ombra nella vita tua.
Almeno l'ombra spegni la luce e sparisce. Prova a spegnere tutto il mondo: tuo fratello sarà lì e sarà zoppo.
Che "zoppo" sta nel gruppone delle parolacce, bandite in casa e sulla bocca di qualsiasi coglione capace a parlare fuori.
A casa aiuta tuo fratello, lo zoppo è sottinteso. Fuori invece è tutto esplicito, nessuna miseranda pietà, sei il fratello dello zoppo ed è quasi meglio così.
Se ti arriva in dono uno zoppo è come se ti arriva un anatema, è per sempre, cari miei.
Ti puoi imparare La Divina Commedia a ritroso, puoi salire e scendere le scale zompettando sulle braccia, puoi vincere il nobèl per la pace o fare i nodi ai piccioli delle ciliege con la lingua, sempre il fratello dello zoppo sarai.
Perfino se lo zoppo lo vanno a operare, come sembra, con una protesi per l'anca e una staffa per la tibia, pure se lo zoppo alla fine di questa lacrimevole storia diventa un campione di ballo, o magari si mette a correre la maratona, o chessò finisce modello e sfila in passerella, pure se lo zoppo tutto questo, tu rimani sempre il fratello dello zoppo.
È che ce la metto tutta fratello mio, credimi, per camminare normale.

8 aprile 2016

Io nei film

Il giochino nasce su Pensieri Cannibali, e precisamente qui. Io non so davvero se la mia personalità possa riflettersi nelle sfaccettature sotto elencate o se solo vorrei averle o magari esorcizzarle, inoltre, la mia cultura in fatto di film in confronto a quella di Cannibal Kid è una caccola, e quindi rischio di essere fatalmente banale, ma scavare fuori tutta 'sta roba è stato alla fine divertente - e mi ci è voluta una settimana! - quindi ora ve la beccate!
E voi come mi vedete? Cinematograficamente parlando, dico.
Sarebbe interessante conoscere l'area NASCOSTA della mia finestra di Johari riguardo al me nei film.

Intanto Gaetano di Ricomincio da tre, non foss'anche perché avevo i miei bei riccioloni e mi ci chiamavano Troisi, poi perché proprio non ce la faccio a pigliare per buone le cose che ti vendono. È nella mia natura mettere in discussione un po' tutto, soprattutto ciò che viene dato per scontato.

Gianna: Comunque quel film devo dire che era tremendo, a me mi ha veramente... impaurito. Ma senti, se a te ti torturassero come a quello del film, avresti parlato?
Gaetano: Pe' carità! A me non c'era nemmeno bisogno che mi torturavano: a me bastava che mi dicevano sulamente... per esempio...: "Guarda che se non parli... forse... ti torturiamo", immediatamente parlavo, scrivevo, cioè se non capevano facevo 'nu disegno...
Gianna: Eh, ma allora sei peggio di Giuda!
Gaetano: No, che c'entra? È proprio che io, per esempio il dolore fisico nunn 'o supporto proprio. È 'na cosa ca... e po' che c'entra cioè Giuda? Mo' tutte quante: "Giuda traditore", "Giuda traditore". Cioè s'hanna conoscere primma 'e fatte, eh? Giuda avrà avuto una ragione per fare 'na cosa del genere, no?
Gianna: Eh no! Per soldi.
Gaetano: Eh, per soldi, e non è una ragione, scusa? Basta che 'o facevano nascere ricco e già s'evitava tutta st'ammuina, sta cosa... l'uccisione, 'o tradimento e poi lasciamm sta', cioè pecché... quanno uno non conosce 'a gente nun me piace 'e giudica', capito? Pecché miette... sa' tu hai bisogno proprie... A un certo punto, 'sti trenta denare, quante putevano essere, mettiamo due, trecentomila lire, quattrocento, nunn' 'o saccio però chillo avrà miso apposto e cose soje. Miette ca ieva a casa e 'a mugliera ogni vota: «Giuda, tu devi andare a lavorare. Giuda, 'o padrone 'e casa, 'a luce, l'acqua», per dire, «'o telefono». A un certo punto, chillo tutte 'ste cose... «Tu non porti cchiù 'e sorde a casa!», «Tu non porti cchiù 'e sorde a casa!», s'ha visto 'e trenta denari in mano e ha detto: "Ma che me ne 'mporta!"

Poi Truman Burbank di The Truman Show perché nella mia narcisa presunzione adolescenziale avevo sviluppato una teoria che si chiamava la teoria degli attori - ho amici che potrebbero testimoniare - e io ero il Truman della situazione. E la questione stava proprio in quel modo, e Peter Weir mi ha fregato l'idea.

Truman: Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!








Mi vedo anche nel Saverio/Benigni di Non ci resta che piangere. Sì, direi che sono tenace e che se mi metto in testa una cosa è difficile smontarmi. Poi sono ottimista, proprio come Saverio, anche in una situazione che può sembrare - o è - difficile, m'ingegno a trovare uno stimolo per viverla al meglio o, alle brutte, per trarne dei benefici.
E poi, vabbè, per tutte le volte che altri Marii si sono presi il merito per le cose mie.

Saverio: Parisina, mi è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo.
Parisina: Grazie Mario!
Saverio: No! Che grazie Mario! Dicevo, stanotte, a ME è venuta un'idea, forse, per liberare Vitellozzo!
Parisina: Grazie Mario!


E sono Ben Stiller ne I sogni segreti di Walter Mitty.
Walter Mitty è un grigio impiegato della rivista Life che lavora nell'archivio dei negativi da molti anni, con una madre anziana e una sorella aspirante attrice a cui badare; Walter tuttavia è anche un moderno sognatore: senza mai uscire dalla propria città, compie regolarmente dei viaggi mentali lontano dalla sua noiosa esistenza, entrando in un mondo di fantasie caratterizzate da grande eroismo, appassionate relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo (da wiki).
Insomma sono un sognatore dai piedi per terra ®. Che non si può? Io può.

Cheryl - Quella canzone, Major Tom, prima quando il barbetta stava... quel tipo non sa nemmeno quello che dice. Quella canzone parla di coraggio e di sfidare l'ignoto. É una canzone mitica.
...
Cheryl - Questa è dedicata a Walter Mitty. Lui sa perchè: [canta la canzone Space Oddity di David Bowie] Ground Control to Major Tom. Ground Control to Major Tom. Take your protein pills and put your helmet on... Ten... Ground Control to Major Tom... Seven... Six... Commencing countdown, engines on... Two... Check ignition and may God's love be with you... 

A volte sono anche un po' il Danny Zuko di Grease (ti piaceresse!), un po' guappo un po' guascone, ma sotto sotto un tenerone (*).

Oh Sandy, baby, someday
When high school is done
Somehow, someway
Our two worlds will be one








E dello Steve Carell di 40 anni vergine ne vogliamo parlare?
Perchè fondamentalmente sono un imbranato e uno che è approdato alle varie fasi della vita sempre con fisiologico e pluriennale ritardo.
E perché, a ben guardare, io sono vergine dentro. Anche a 54 anni, caro il mio Andy Stitzer.

- Hai quarant'anni.
- Oggi è come averne venti!










Mi rivedo anche nel dentista di Una notte da leoni, Stuart/Ed Helmes. Infatti può capitare che io sia indolente e che abbia bisogno di essere convinto e un po' trascinato nelle cose ma poi, una volta che ci sono dentro, ci sto al centopercento, ragazzi miei! Non esiste che lo faccia tanto per fare.

Stu: Ha l'anello di mia nonna al dito quella!
Phil: Che?!
Stu: L'anello da dare a Melissa, hai presente? Quello che ha salvato dall'olocausto? Ora ce l'ha lei al dito.

E poi ne Il favoloso mondo di Amélie sono Amélie, sono Amélie a tutto spiano, perché se c'è da far andare la fantasia quello è il mio credo e il mio mondo.

Nino è in ritardo. Per Amélie ci sono due spiegazioni possibili. La prima: non ha trovato la foto. La seconda: non ha ancora avuto il tempo di ricomporla, perché tre banditi, multirecidivi, che assaltavano una banca, l'hanno preso in ostaggio. Seguiti da tutti i poliziotti della zona, sono riusciti a seminarli, ma lui ha provocato un incidente. Quando ha ripreso conoscenza, non ricordava nulla. Un camionista ex detenuto l'ha raccolto, e credendolo in fuga l'ha messo in un container in partenza per Istambul. Là, è finito tra avventurieri afgani, che gli hanno proposto di andare a rubare testate missilistiche sovietiche. Ma il camion è saltato su una mina alla frontiera col Tagikistan. unico superstite, è stato accolto in un villaggio di montagna, ed è diventato militante mujahiddin. Perciò, Amélie non vede perché deve stare in quello stato per uno scemo che mangia la minestra di cavolo per tutta la vita con uno stupido portavasi in testa.


E infine sono anche Hombre - ma che ve lo dico a ffa'? - il pellerossa d'adozione interpretato da Paul Newman, il film che Briga (Giancarlo Brighenti) ha contribuito a legare al mio nome e al mio destino, enigmistico e non.
Il titolo del film è il soprannome indiano di John Russell, tres hombres (tre uomini, abbreviato in hombre), essendosi egli guadagnato fra i conterranei la fama di uno che combatte con il vigore di tre uomini messi insieme (da wiki)
E potete scommetterci che io sono questi tres hombres: sono figlio, sono padre e sono marito e non è certo una fatica da poco.


John Russell: We all die, just a question of when. 













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(*) Ehi, vi ricordate di me?

4 marzo 2016

Denti


Il 4 marzo del 1971 è stato un giorno terribile per me.
Ogni anno è un po' un'angoscia.: vivo molto peggio questa ricorrenza, di quanto posso vivere bene i compleanni, ad esempio.
Ed è un affaire del quale non amo nemmeno parlare, ovvio.
Ritengo che sia stato il giorno che più ha inciso nella mia formazione di ragazzo prima, e di uomo poi. Indirettamente ha influito sul mio carattere in maniera pesante e di conseguenza sulla mia vita.
Ho dovuto lottare anni, solo per raggiungere una sorta di acquietamento e per combattere le pieghe che la mia socialità aveva preso e che non andavano per il verso che avrei voluto.
E lo sapevo, l'ho sempre saputo che molto della mia timidezza, della mia insicurezza e, perché no, della mia infelicità di allora dipendeva dagli accadimenti di quel giorno.
Ne scrivo per esorcizzare questa pena che ancora mi ravana dentro da qualche parte.

Ero vestito da Zorro e facevo il grullo per casa, così narra la leggenda, quando son caduto e mi sono spaccato 3 denti davanti.
Per prima cosa mi son beccato un Te l'avevo detto io che non dovevi vestirti da carnevale che siamo già in quaresima!
Poi il dentista il giorno dopo che sentenzia: fino a quando non avrà 16 anni e la bocca avrà smesso di crescere è inutile fare un lavoro definitivo.
Poi mia mamma, che figurati se ci pensa a farmi un lavoro provvisorio. Costa. È un di più.
Così va il mondo, e per 7 lunghi anni lo affronto da sdentato.
Anche questa parola devo esorcizzare, così infatti mi chiamò Cecilia, la mia innamoratina delle medie - senza cattiveria, è vero, scherzavamo e ci prendevamo in giro rubando gli epiteti da un dizionario d'inglese - segnandomi per sempre.
Avete presente le cose che succedono ai ragazzi da 9 a 16 anni?
Ci s'innamora, esame di quinta, si va alle medie nuovi amici, ci s'innamora, si va al corso di tennis nuovi amici, ci s'innamora, esame di terza media, il motorino, si va alle superiori nuovi amici, ci s'innamora, ci si vede con i vecchi amici delle medie che portano nuovi amici, ci s'innamora, si comincia a uscire da soli e, manco a dirlo, ci s'innamora.
E tutto questo da sdentato.
Aspettando che la bocca del cazzo smetta di crescere.
D'accordo i miei saranno stati ripresi dalla piena e ignoranti, ma manco un amico che abbia detto loro Ma come lo mandate in giro 'sto citto?
Giuro mi salgono ancora le lacrime se mi ripenso davanti allo specchio del bagno, chiuso dentro, a modellarmi i pezzi di denti mancanti con il chewingum.
Che poi i denti rotti erano scheggiati in obliquo e, obiettivamente, non era un bel vedere. Chi l'avrebbe mai voluta baciare una bocca così? Che oltretutto non smetteva di crescere.
Ho temuto che non mi sarei mai fidanzato, che non mi sarei mai sposato (forse per questo son diventato un marito seriale), ho temuto che non sarei mai diventato padre.
È stato il mio medioevo.
E sapete anche perché ho sviluppato la mia passione viscerale per Gigi Riva? Sì certo perché era l'idolo calcistico per eccellenza e perché è un grande uomo. Ma quand'ero piccolo, e sdentato, avrei voluto essere proprio come lui anche perché, quando parlava, il suo labbro superiore non scopriva mai i denti.
Guardatelo, che differenza avrebbe fatto averli interi o averli rotti se fossi riuscito a parlare come Gigi?
Ma niente, non era mica facile.
In alternativa a essere come Riva, avrei voluto essere come mio nonno (un altro Gigi, guarda caso) che praticamente non parlava mai e quindi aveva ben poche necessità di mostrare la dentatura.
L'aspetto peggiore di tutta la faccenda riguarda il riso, il sorriso. Quando ridi non puoi fare a meno di scoprire i tuoi denti.
Bene, ogni volta che ci stava un sorriso, ogni volta nei 7 famigerati anni, c'era l'omino dei denti rotti dentro di me che mi diceva Ehi fermo, che fai? Trattieniti! Metti la mano. Che ti sorridi? Non ricordi che c'hai gli incisivi scheggiati?
Eccome se me lo ricordavo! La Cecilia mi aveva chiamato sdentato, come potevo dimenticarmelo?
Ma all'omino dei denti rotti piace mettere il coltello nella piaga.
E forse nasce un po' da qui il mio desiderio per il fatto che a sorridere siano gli altri. Io ho sempre preferito essere il clown triste piuttosto che il pubblico divertito. Almeno, non ci sarebbe stato da scoprire i denti davanti.
Ma, alla fine, ci voglio vedere l'aspetto positivo anche in questa storia e non voglio lasciare né voi né me con l'amaro in bocca, in questa bocca che alla fine ha smesso davvero di crescere, cristosanto.
Non potendo sorridere e non potendo parlare liberamente ogni volta che avrei voluto - ed essendomi innamorato quel fottìo di volte - ho sempre cercato di sviluppare altre qualità da poter mostrare alle mie belle in particolare o agli altri in generale, ho cercato di migliorarmi laddove il ragazzino bello col caschetto e 64 denti smaglianti magari non ci pensava nemmeno.
Anche se cercare il lato positivo nella sofferenza è una cosa un po' troppo cristiana, un po' troppo di quel dio cattivo e noioso preso andando a dottrina, per poterla avvalorare in pieno.

26 febbraio 2016

Delle cose inspiegabili

Pappagallo: una pippa a Vivo o Morto
Ve lo ricordate Samuele Bersani in Freak che chiedeva:

Hai più pensato a quel progetto
di esportare la piadina romagnola?

Beh, diciamolo era una grandissima idea e non si capisce perché ci sia voluto così tanto a far arrivare un prodotto decente nei supermercati di tutta Italia.
Io, che sono un piadinofilo della prima ora, per soddisfare il mio smodato bisogno avevo messo su una sorta di piadinodotto composto da persone e passamani vari che dalle Piade della Lella a Rimini portava dritto al mio frigo.
Certo non era una fonte che si alimentava quotidianamente, ma una volta al mese poteva bastare (ne compravo una ventina).
Ora è tutto più semplice, ma lo stesso non si spiega quel buco temporale enorme in cui i non Romagnoli hanno dovuto vivere - sempre che fosse vita quella! - senza piadina.

Una premessa un po’ lunga per introdurre l’inspiegabilità delle cose, di certe cose.
Chi ha una certa età si ricorderà di cosa ha rappresentato il Formaggino Mio per i bambini degli anni ’70. Adesso è solo uno dei tanti formaggi spalmabili, ma allora, grazie a degli straordinari gadget, era un vero prodotto di culto tra i più piccoli.
La confezione da 3 dei formaggini era incellofanata e regalava un pupazzetto plasticoso (crusca piglia nota!) e internamente gommapiumoso (crusca piglia nota 2!) che era la gioia di ogni bambino, oltreché un fortissimo incentivo alle vendite.
Per spiegare ai più giovani i pupazzetti, ovviamente diversi in ogni confezione, diciamo che potevano essere insaponati sul retro e appiccicati alle mattonelle del bagno – questo era ciò che proponeva la reclame – ma, di fatto, potevano (dovevano!) essere collezionati e adoperati per una milionata di altri giochi.
Da me ci si giocava a Vivo o Morto, funzionava così:
Si pigliavano tutti i pupazzetti, ne avevo una borsata, e si lanciavano in aria, quelli che cadevano mostrando il dorso erano morti e si eliminavano dal gioco, quelli che cadevano a faccia in su, dalla parte colorata restavano in vita e venivano di nuovo lanciati per aria fino ad un Ne resterà solo uno  highlanderiano ante litteram.
E al vincitore veniva attribuito un punto, su un quadernetto dove erano riportati i nomi di tutti i pupazzetti (e no, non ce l’ho più).
Potevamo anche bonariamente scommettere su chi avrebbe vinto o su chi, come sempre, avrebbe fatto schifo (Pappagallo!).
I personaggi? Erano svariati, si andava dai disneiani a Braccio di Ferro & Co, dagli animali a Tex Willer e Kit Carson, tanto per fare dei nomi.
Pensate che un mio amico e compagno di scuola, ancora oggi quando m’incontra mi dice quanto si divertiva a giocare a Vivo o Morto, aggiungendo che lo farebbe ancora (sì, anch'io).
L’inspiegabilità sta nel fatto che questa cosa non riparte.
Nonostante dietro ci sia ancora tutto un giro di collezionisti e maniaci.
Guardate come hanno corso i bambini dietro ai Rollinz di Star Wars, cavolo, con i pupazzetti del Formaggino Mio impazzirebbero.
Ma niente, i signori del Formaggino Mio non ci sentono.
Ehi, c’è qualcuno in casa? Siete della cazzosa Nestlé? Eppure dovreste essere vispi, si dice in giro, pure troppo!
Vi fanno schifo i soldi? Questo, questo non credo!
Allora dormite proprio, cristosanto… Sveglia!!!

E mi sono interrogato spesso in questi decenni apupazzinici (crusca piglia nota 3!) del perché un fenomeno così mitico non sia stato riproposto. Pure la 500 hanno rimesso in produzione, pure il Winner Taco!1!!!1!1!!!

L’unica spiegazione potrebbe stare nel fatto che fossero pericolosi.
Ehi, bambini degli anni settanta, non è che vi siete ammazzati ingoiando giù pupazzetti come fossero lingue di gatto?
O magari vi ci siete tagliati le vene con quel bordino leggermente in rilievo che saldava il fronte con il retro?
Bastardi, fosse colpa vostra!

p.s. 'zzo c'è pure La Guida Illustrata per i collezionisti a 30 euri. Se non sapete cosa regalarmi a Natale...

17 settembre 2015

Left & right

La prima regola delle cuffiette recita:
Se tutte le persone osservassero le leggi del quieto vivere e della buona educazione con la stessa pedissequa ostinazione con la quale rispettano il destro e sinistro negli auricolari vivremmo in un mondo ideale.

È veramente ammirevole l'impegno che mettiamo alla ricerca di quella piccola L o R per introdurla nella cavità auricolare deputata. Come se invertendole di orecchio la musica che ci veicolano potesse perforarci i timpani o mandarci in pappa il cervello o, a furia di ascolti rovesci, metterci in contatto chissà mai con Belzebù.

Tira via in teatro o al cine, lì capisco che il suono possa e debba ricondursi anche razionalmente allo spazio e alla direzione in cui si promana.
Ma a me, singolo individuo posizionato casualmente nel mondo, che differenza mi farà mai se l'elicottero dei Pink Floyd mi arriva da destra piuttosto che da sinistra?
Eppure anch'io la cerco l'indicazione del left o del right, tante volte mi fermasse un ispettore mentre corro lungo il borro.

9 aprile 2014

L'incanutito e la salata immensità

Erano ottantaquattro giorni che andavo in bianco e non vedevo il buco di culo di un pesce manco a pagarlo.
La sfiga regnava sovrana e persino Manolito, il pischello a cui avevo dato le prime dritte per pescare, s'era cavato dalle palle aggregandosi a una barca in fortuna e togliendosi delle belle soddisfazioni. Bastardo.
Il ragazzo per sdebitarsi dello stage sulla mia barca mi fece dono di un avanzo di sardine, le avrei usate come esche nelle acque calde della Corrente del Golfo: sardine fortunate, ebbe a dirmi.
Non ci crederete ma con quelle stupide sarde, che dio o chi per lui le abbia in gloria, presi un fottuto marlin da un quintale e mezzo che mi portò a spasso per tre giorni filati dove cavolo gli pareva a lui, senza che io potessi fare alcunché per impedirlo, salvo maledire il creato.
Ma questa è stata una passeggiata di salute confrontata al ritorno quando ci attaccarono i pescecani, che il diavolo o chi per lui se li porti.
Avrei desiderato impugnare la mazza di Joe Di Maggio per difendere la mia preda, ma di fatto ho combattuto a mani nude senza una sola speranza di primeggiare. E a furia di smozzichi solo la lisca mi hanno lasciato.
Almeno quella, almeno quella, sì, affinché gli altri cazzoni giù al porto non pensassero che mi ero inventato tutto di sana pianta.
Era lungo così, dissi loro, e non dovetti nemmeno allargare le braccia.
A questo ripensavo, poco prima di crollare nel sonno e mettermi a sognar di leoni.

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N.B. Nessun animale da ediesse è stato maltrattato durante la stesura di questo pezzo.
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