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30 settembre 2014

Il mio barbiere - (un plagio spudorato)

(Mario Rinaldi - Barbiere)
Ho letto un'opera sperimentale in formato tweet che mi è piaciuta un sacco, per contenuti e originalità, perciò, se avete voglia, sta QUI.
E poi niente, nel mio piccolo ne ripropongo una versione personale (assolutamente vera), anche se per forza di cose l'ho dovuta ambientare in un passato di più rigogliose capigliature.


Il mio barbiere c'aveva sempre una specie di sorriso stampato in faccia.

Il mio barbiere lo chiamavano Carezza.

Pochi si chiedevano perché il mio barbiere lo chiamavano Carezza.

Molti lo sapevano perché il mio barbiere lo chiamavano Carezza.

I miei genitori lo sapevano perché il mio barbiere lo chiamavano Carezza.

Nonostante questo i miei genitori mi mandavano dal barbiere che tutti lo chiamavano Carezza.

Il mio barbiere sforbiciava una ciocca e faceva una carezza.

Il mio barbiere portava i capelli come Gastone Paperone.

Il mio barbiere aveva i giornalini sconci che tirava fuori su richiesta, ma non li faceva vedere ai bambini.

Il mio barbiere aveva il negozio sull'angolo, ma l'insegna da una parte sola.

Il mio barbiere mi chiedeva se volevo i capelli come l'altra volta.

Il mio barbiere si diceva che avesse una storia con il Mariani.

Il mio barbiere è in pensione ma lo vedi ancora al circolo con il Mariani.

Il mio barbiere ha ancora quella specie di sorriso stampato in faccia.

Prima di stare con il mio barbiere il Mariani s'era baciato con la mia mamma.

Mia mamma ha lasciato il Mariani quando ha conosciuto mio babbo, cambiando il destino del mio barbiere. E anche il mio.

11 luglio 2014

Che piovesse!

Ieri giornata campale di lotta, mouse tra i denti, coll'Inps, con la banca, con l'Aci e, ciliegina, pure con l'Enel.
Un intreccio mortale di bolli, fatture, bonifici e telefonate capace di strangolare un toro.
E il livello d'incazzatura tocca vette apicali e va a braccetto con lo sconforto.
Forse è un discorso da vecchio, non lo so, ma è deprimente constatare di come le cose che funzionavano a meraviglia venti anni fa adesso s'incriccano peggio che le mie ginocchia. Un RID, un pagamento automatico, un bonifico online che nel 2014 si perdono manco fossero bambini di due anni ad una fiera mi fanno uscire pazzo.
Tornato a casa sono andato a correre, era l'unica soluzione possibile, e dolcemetà, che stava all'asse da stiro non in panciolle, mi ha accompagnato con uno sguardo che non sarà stato una benedizione ma almeno non era un fulmine di zeus.
Era piovuto e rischiarato, l'aria era fresca e luminosa e i campi pullulavano di lepri.
Ci siamo incontrati con Franco in via del Carota. Questo tizio è un signore con la barba che venti anni fa, quando correvo davvero, beccavo sempre in via Montisoni o giù di lì, dalle mie parti insomma, e dopo un po' che ci s'incrociava avevamo cominciato a salutarci con gran sfoggio di denti, uniti dalla fatica, anche se mai s'era scambiato due parole.
In questo tempo mai più l'ho rivisto in giro, pur se da me il mondo è piccolo proprio: mai a un mercato, a fare la spesa, mai in un bar o in un negozio. Mai. Non lo so dove abiti, né cosa fa. Chissà magari è solo il mio angelo custode. E ci può stare, se dio o chi per lui vedrai è femmina, non metterei limiti ad angeli custodi barbuti e corridori.
In effetti manco il nome so, però c'ha una faccia da Franco, forse potrebbe essere un Mauro o al limite un Pietro se avete capito il tipo, ma di più un Franco, ecco. Già vent'anni fa era un vecchietto d'una cinquantina d'anni a mio vedere.
Non l'ho riconosciuto subitissimo, ma quasi. E anche lui. Abbiamo disteso i nostri migliori sorrisi in un misto di stupore e di nostalgia.
"Andrà a finire si piglia l'acqua" mi fa, indicando il cielo.
"Speriamo di no..." gli rispondo io.
Ma in fondo, che piovesse, che importanza poteva avere?

15 maggio 2014

Gita a Roma con delitto

Che se i miei compagni non fossero stati previdenti e forniti di crema solare a questo punto sarei già stato bello che venduto a fette al banchino della porchetta.
- Dai Serenaaa! -
Ad ogni modo, vedere Federer ieri non è che sia stata tutta quell'esperienza religiosa che il buon DFW aveva anche giustamente preconizzato pescando in altri contesti. Se qualcosa di religioso c'è stato, si è trattato di sofferenza: un cilicio zuppo di caldo terrifico e di strabuzzo d'occhi alla non può giocare così.
- Dai Serenaaa! -
Poi alla fine l'ha quasi vinta Roger - quasi -, ma il francesino Jeremy Chardy (Ciardi per lo speaker non propriamente francofono), coi suoi missili in battuta, non ha rubato nulla e ha servito il delitto in salsa brandy.
Può capitare, del resto Federer sul rosso ha perso da ben più noti carneadi, nell'ossimorica accezione/eccezione che un carneade possa essere più noto.
- Dai Serenaaa! -
All'arrivo, al mattino sul Pietrangeli, abbiamo assistito al match della meraviglia delle meraviglie Camila Giorgi, che - ve lo dico adesso e lo ripeto da un anno - è l'unica italiana che può raggiungere il livello delle Top 5 e rimanerci a lungo.
- Dai Serenaaa! -
Camila dopo la partita, peraltro persa, ha dichiarato: "Non snaturo il mio gioco, non è che se non mi entrano mi metto a fare la pallettara". Mitica. Mi ricorda lo "sbaglia meglio"(*) che Wawrinka dev'essersi tatuato su qualche parte del corpo e che guarda un po' dove l'ha portato.
- Dai Serenaaa! -
Ah, abbiamo assistito anche a una partita dello scozzese Murray che ha strapazzato lo spagnolo Granollers. Era la prima volta che mettevo piede al Centrale, una bella emozione: e ho sentito odor di Panatta. L'avete mai sentito l'odor di Panatta? È un aroma di sudore, terra rossa e nostalgia.
- Dai Serenaaa! -
Prima di ripigliare la strada di casa ci siamo goduti anche un set di Flavia Pennetta contro la talentina Bencic (è svizzera, manco a dirlo).
- Dai Serenaaa! -
Ma a metà pomeriggio abbiamo avuto anche la fortuna di assistere a un match di una delle sorelle Williams, ora però mi sfugge il nome, ma comunque è quella più piazzata, la numero uno del mondo, quella con le tettone, insomma. E proprio dietro di noi c'era la sua fan numero 1 a livello planetario che, con un timbro di voce in stile suora di The Voice, l'ha sostenuta e incoraggiata in ogni singolo punto giocato.
E niente, è come se mi fosse rimasto un fastidoso ritorno in cuffia.
- Dai Serenaaa! -

 (*) È una citazione di Samuel Beckett: "Ho provato. Ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio"
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