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10 maggio 2017

E alla fine arriva Sordi

Quando cerchi qualcosa da far vedere a tuo figlio (e da rivedere per te), non dico di epocale, ma che almeno aggiunga qualcosa alle vostre vite, quando peschi a strascico nel multiverso cinematografico che va da Fantozzi fino a Mad Max, da Luke Skywalker fino a Danny Ocean, da John J. Rambo fino a Sarah Connor, alla fine arriva Sordi.
È normale, non ci si deve preoccupare, rientra nell'ordine naturale dei fenomeni esistenziali ripassare un po' d'italianità con l'albertone.
Siamo partiti da Guglielmo il dentone (regia Luigi Filippo D’Amico – terzo episodio del film I complessi), così come antipasto.
(Ma quant’è bella Gaia Germani! E pure le Kessler: due strafighe!)
Vabbè, torniamo a noi, gli do il via e France fa “Ah, ma è in bianco e nero?”
Penso, vai ora me lo stronca e mi tocca ripiegare sul professor dottor Guido Tersilli.
“Ganzo!” invece fa.
Ecco, alla fine è questo che mi ha fatto pensare.
Il fatto che un ragazzino di 12 anni associ il bianco e nero televisivo alla qualità, o alla ganzitudine insomma.
Quindi non è solo una questione di nostalgia canaglia, voglio dire.
Del resto gli Stanlio e Ollio e i Miss Marple non è che siano da buttare, e questi li avevamo già proiettati tempo addietro.
Magari invece è solo la novità, o il fatto che i porcai in bianco e nero dell’epoca nessuno se li va a cercare anche se c’erano lo stesso, ma io preferisco pensare che in quel tempo ci fosse più attenzione alla qualità, e le cose fossero pensate e fatte per essere belle e per durare (persino i film).

6 giugno 2016

50 sfumature di cancello grigio


L’altro giorno ho visto un cancello bianco panna che mi faceva molto film della Archibugi, molto liberty.
(Che poi non so quasi nulla dell’Archibugi né dello stile liberty)
Bello, ho pensato. Lo voglio anch’io, ho pensato.
A casa ho un cancellino pedonale e un cancellone, entrambi grigi.
Mi chiedo perché.
Allora ci fo caso, mi guardo attorno con attenzione nei giorni seguenti e vedo solo e soltanto cancelli grigi.
Mi richiedo perché?
Ma siamo stati invasi dai cancelli grigi? Ci hanno colonizzato?
Non me lo spiego.
Fantastico di ritinteggiare il tutto, di bianco panna.
Oppure - perché limitarsi? - di giallo, o di rosso. Magari di azzurro vivo.
Mi è tornato in mente quando, da piccolo, mio padre mi faceva verniciare la ringhiera (eh sì, caro Tom, ho avuto anch’io la mia bella staccionata da dipingere): prima mano di minio in sfolgorante arancio e poi, ça va sans dire, seconda mano di grigio.
E mi chiedevo perché coprire quello splendido arancio con dell'anonimo grigio.
Non sarebbe un mondo migliore se l’antiruggine fosse grigio e tutti i cancelli arancioni?

14 aprile 2014

Neve dai pioppi

Sono fermo al rosso di un semaforo complicato.
A due metri da me, anche loro ad aspettare un verde, un ragazzo e una ragazza che corrono e un vecchio.
Il ragazzo indossa una t-shirt bianca e slargata con le fauci spalancate di uno squalo sul davanti, pantaloncini neri da cestista, non dovrebbe correre agghindato così eppure ci prova; la ragazza ha capelli chiari e lisci raccolti in una coda, porta un paio di fuseaux neri sopra al ginocchio e una canotta azzurra.
In effetti è un pomeriggio da canotta con il sole a scroscio e la neve che fiocca giù dai pioppi.
I due giovani corrono sul posto, zampettano come polli in gabbia, votati al neanche un minuto di non allenamento, ma è il vecchio che mi cattura.
Pelato, naso adunco, potrebbe fare il caratterista di Hollywood, uno di quelli che bucano la scena come la vecchia mente della banda dei rapinatori o come futuro suocero del protagonista carino.
Indossa un paio di pantaloni grigi eleganti di frescolana, appena usciti dalla stireria, diresti, e ai piedi mocassini neri. Sopra invece, una strana maglia, il pezzo spaiato di un pigiama.
Da dove sono non riesco a distinguere bene la fantasia, ma ricorda i pesci di Escher, incastrati in un stormo d'uccelli e in viaggio per chissà dove.
Il vecchio si guarda in giro, sventola il suo naso a timone e forse si sente perduto nella vaga porzione di mondo che occupa. Ha tutta l'aria del malato di Alzheimer sfuggito al controllo familiare e in rotta verso l'hic sunt leones.
Forse un cane al guinzaglio, ecco cosa gli servirebbe: potrebbe evocare scenari di una plausibile normalità che però, nel latitare del cane, latita anch'essa.
L'abbigliamento così stridente proietta il vecchio su una immaginifica tela surreale, pronto a dividersi al prossimo bivio: le gambe da una parte verso un probabile convegno di assicuratori, il torso dall'altra alla ricerca di un tubo catodico, una birra svaporita e un divano da sformare.
Il primo verde arriva per i pedoni, i due podisti riprendono la corsa, lui e lei gomito a gomito, diretti verso i giardini e finalmente liberi di sviluppare in distensione la loro potenza.
Si muove anche il vecchio e lo aspetto al varco, ma la partenza incerta, l'andatura sbilenca, e ogni altra e qualsivoglia spia di malessere e disagio io potessi attendermi, in realtà non si accende.
Un passo via l'altro, deciso, le braccia a ricomporre l'equilibrio dell'andatura nel fatidico contrappeso, lo sguardo vivo che scandaglia l'incrocio e poi punta il marciapiede quale prossima e imminente meta.
All'improvviso, ai miei occhi, è l'uomo più normale del mondo, solo per il suo incedere determinato da ex soldato, riacquisisce anche un'insperata dignità nella mise e m'infonde una cristallina pace.
Non c'è più bisogno che mi preoccupi per lui, che venga pure il verde.
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Eds La balena non è un pesce (mi era rimasto un colpo in canna):

  1. Album di famiglia in un interno – bianco come il bagno nel mese dei lucci
  2. Lamento di una giovane morta
  3. Il soffio della vita
  4. Austinu
  5. Caramelle
  6. Una mano di bianco
  7. Chi s’è mai sognato di mangiare una rondine?
  8. L'agosto del pesce volante e del pettirosso timido
  9. Missisippi
  10. La lista
  11. Diffidenza
  12. L'incanutito e la salata immensità
  13. L'occhio del branzino deve essere bianco
  14. EDS in piccolo
  15. Minnie
  16. La favola del pesciolino bianco e del principe pescatore
  17. Le diottrie del sig. Paolo
  18. La solitudine del sabato
  19. Il pesce contacaratteri

9 febbraio 2014

o' nipote mascalzone


Stavo al verde quant'è vero iddìo.
E sì che avrei potuto cercare un cesso di lavoro, ma lavorare è al primo posto nella mia personale lista degli status esistenziali da evitare, peggiore anche di stare al verde.
Così andai da zia, che era pomeriggio e sapevo dove trovarla, con la sua stampella e i suoi capelli radi che non coprivano manco per il cazzo le chiazze marroni da vecchia sulla sua testa. Cionondimeno giocava a tombola con i fagioli e le cartellette e poteva spacciarsi per la donna più felice del mondo seppure con tutte le chiazze.
Certo c'era da sperare che infilasse una cinquina o una tombola, almeno, che la mettessero di buonumore predisponendola a sganciare qualche centone.
27 e' zampe e' gallina
Il coglione che tirava su i numeri cercava di fare l'accento napoletano, ma era di Compiobbi e si sentiva.
Io fingevo d'interessarmi alla tombola nel rispetto del ritratto familiare del buon nipote, zia fingeva di non capire che fingevo e le altre vecchie fingevano di non capire che zia fingeva di non capire che io fingevo.
E non so se alla fine il moltiplicarsi di quelle finzioni portasse a un risultato positivo, in un algebrico ribaltarsi di segni, sul fronte della verità.
86 o' cane morto e' stenti
Che poi di smorfia il tizio di Compiobbi ne svendeva una sua, e a ogni giro differente, in barba a Napoli e alla coerenza. Del resto alle vecchie piaceva di più così.
5 o' gobbo e' Nottreddàm
Sorridevo a destra e a manca e ripetevo i numeri estratti a una nonnetta sorda spaccata che sedeva di fronte a me e aiutavo zia coi fagioli anche se era vispa più di me per quello.
77 e' gambe re' spose e' Pontassieve
E così ti lasciava intendere che le aveva bazzicate le spose di Pontassieve, ma quello ci sta.
41 o' sureciello 'nguattato aret o'friggidèr
In due ore di tombolata andò che zia fece un terno e alla fine mi disse che capace le portavo pure merda e mi allungò giusto un cinquantone, ma che faticata.
A ogni modo l'esperienza mi servì per inserire la tombolata al circolo anziani al terzo posto tra gli status esistenziali di vita da evitare, un podio meritato.
Comprai dieci gratta e vinci, che grattai vincendo 20 euro che rigrattai vincendo 5 che rigrattai vincendo zero.
Valutai se tornare da zia e svuotarle la borsetta ma il pensiero d'incontrare magari lo speaker di Compiobbi mi fece passare la voglia: 65 o' nipote mascalzone.
Finii a casa del Benda che era ora di cena e certo non il momento migliore per parlargli dei progetti strafichi che avevo per noi.
La moglie - ché s'era sposato nel frattempo - mi guardava straliciando dalla cucina manco le avessi pisciato sulle rose, sputato che il maritino le avesse raccontato dell'affare che ci aveva visto protagonisti defilati qualche anno prima; si sa che quando si sposano perdono il capo.
Si vedeva lontano un miglio che c'aveva bisogno di soldi: la casa era uno scatolotto da sardine, una creatura era ficcata nel seggiolone, faceva ba-bba ba-bba e sbatteva un cucchiaio nella minestra di verdura con esiti esplosivi, inoltre, a giudicare dalle curve della moglie, un'altra pagnotta stava nel forno.
Non le faccio più quelle robe, mi disse, ho una famiglia adesso, aggiunse, sono un padre responsabile, chiuse.
Bon, dissi, se le cose stanno così buonappetito e saluti alla signora che per come mi guardava l'avrei mandata volentieri affanculo, ma che volete è più forte di me, son galantuomo.
Stavo in fondo al vialetto, avevo appena finito d'innaffiare le rose alla signora quando mi sento chiamare. Ripassa domani sera, mi fa, che sono solo metto a letto la bimba e si fanno due chiacchiere, aggiunse, se hai un piano se ne parla, mi strizzò l'occhio.
La creatura indemoniata era una femmina, dunque, molto bene. Non che questo cambiasse qualcosa.
La serata volgeva al bello quant'è vero iddìo avevo 24 lunghe ore per buttare giù uno straccio di piano un pelo meglio di quello che s'inventò il povero Sandrino pace all'anima sua. Si svoltava, altro che gratta e vinci!
Tornando a casa passai a prendere le paste avanzate al bar della Rosa, te le pago domani le dissi, e allungai solo un po' ripassando dalle case del Comune.
Suonai da zia che saranno state le nove sperando che non stesse già dormendo.
65 e' pastarelle.
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EDS Verde by La Donna Camel:

21 gennaio 2014

Vestirsi alla sasso nello stagno

Chiedetemi di abbinare le parole, i numeri o magari le coppie degli anni 70, lì son davvero forte con la moglie di Gianni Nazzaro (Nada Ovcina) o l'uomo di Nada Malanima (Gerry Manzoli dei Camaleonti).
Chiedetemi d'abbinare libri e autori, film e registi o squadre e calciatori.
Chiedetemi d'abbinare capitali e stati, personaggi di fumetti e disegnatori o vette e scalatori, ma non chiedetemi di abbinare i vestiti.
La mia natura mi induce a pensare che sia sufficiente indossare elementi tutti d’un colore, anche se di tonalità diverse, e invece mi dicono che non funziona così.
E il questo sta bene con quello è una roba che va oltre le mie capacità percettive di gusto. Se qualche accozzamento ormai lo azzecco è perché l'ho memorizzato e ne ho fatto un dogma.
Non ultimo elemento di difficoltà è il mio iter di vestitura a sasso nello stagno, dove il centro d'impatto iniziale è spesso un accessorio o un capo che voglio per forza indossare e attorno al quale devo costruire poi tutta la mise di cerchi concentrici, spesso con conseguenze disastrose.

p.s. 5 punti a chi indovina il film da cui è tratta l'immagine. Anzi no, è troppo facile, facciamo 5 minuti in ginocchio sui ceci a chi non l'indovina.

4 settembre 2012

True colors

Ci chiamano dall'asilo e ci spiegano che nostro figlio adorato, un cinquenne di belle speranze, il prodigio che alla materna di Balatro si era presentato a 3 anni sapendo già scrivere il suo nome (adesso, a 23, anche il cognome), quando colora i visi delle persone nei disegni usa il
verde anziché il rosa.
Appurato che non aveva raffigurato un'invasione marziana, ma la sua famiglia, lo portiamo a far vedere.
Intanto, da ricerche approssimative svolte in famiglia, pare che il nonno materno accusi qualcosa di simile e allo stadio invece di intonare "VI-O-LA VI-O-LA" come tutti, urla un sospetto "BLU BLU".
Alla visita, al cucciolo, gli fanno il test di percezione colori mostrandogli quelle tavole tutte puntini e sfumature tarate per riconoscere i sintomi del daltonismo (Test Ishihara).
E lo vedi, piccolo, che con il suo ditino segue la stradina dai toni chiari piuttosto che quella verde o rosa. Altrimenti spara numeri a casaccio manco fossimo in una sala bingo, o scuote la testa alla domanda "Ci vedi qualcosa?".
Ci sono due o tre tavole però che sono visibili a tutti e servono da controllo, o per cogliere in fallo i furboni che si vogliono far passare per daltonici a forza, magari per ottenere incarichi d'ufficio nell'azienda dove lavorano o chissà per cos'altro.
Il risultato non lascia dubbi, sarà difficile che nostro figlio salvi la città, messa sotto scacco dal solito pazzo dinamitardo, tagliando il filo rosso.
Uscendo il cucciolo è entusiasta: "Però babbo qualcuna l'ho presa!"
"Sì... sei stato proprio bravo".
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