C’era questo amico che lavorava al call center, aveva imparato una nuova parola e cercava di usarla il più possibile. Pensava che gli conferisse un’aria saputa. Ammorbidiva i reclamanti con l’eloquio forbito. Solo che non aveva la più pallida idea del significato.
- Ho un problema con la bolletta…
- Mi può tergiversare il suo numero cliente?
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- Sono due giorni che cerco di telefonare!
- Signora stia calma non si tergiversi.
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- Mi sa che ho pagato 2 volte una fattura.
- Può dirmi la data in cui ci ha tergiversato l’importo?
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- Allora richiamo io, a che numero?
- Le tergiverso il mio numero diretto, prenda carta e penna…
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- Vorrei fare una voltura, sa è morta mia nonna.
- Tergiversiamo subito l’utenza al nuovo nome, intanto le tergiverso anche le mie condoglianze.
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Era la sua parola feticcio, il vocabolo jolly pronto per ogni occasione.
E considerate che non ho aggiunto niente di mio, così la so e così la tergiverso.
