Questa chicca sulla felicità mi ha riportato alla mente un episodio della mia vita che ho ricordato per anni interi addebitando a mio padre colpe estreme. Mi scuso con Lo Scorfano ma, come diceva Bramieri, il problema con le barzellette è che quando ne racconti una, per quanto buona sia, ne farà venire in mente una tremenda a qualcuno dei presenti. Per le storie mi sa che è uguale.
Andavamo a piedi da mia cugina, io avrò avuto 6 anni circa e da qualche giorno mi ero dato alla corsa. Correvo, e correvo fortissimo. Muovevo quelle gamberelle secche che mi ritrovavo a una velocità frenetica e macinavo la strada con facilità, mi sentivo un campione.
- Facciamo una corsa? – buttai lì a mio padre
- Dai! – E partimmo.
Andavo forte, via veloce sulla stradina in leggera salita, sgambettavo vento in faccia e felicità a portata di mano. Solo che mio padre, pur appesantito nei chili e nei suoi innumerevoli anni (40), mi stracciò di brutto. Cioè, nemmeno fece finta di starmi vicino o di arrancare, magari restando un po’ indietro e poi sprintando all’ultimo, no, partì proprio a razzo e mi lasciò irrimediabilmente indietro. Sconfitto, abbattuto e allibito. Nella mia testolina di bimbo ricordo la netta sensazione di stupore. Ero convinto che mio padre, foss’anche stato Pietro Mennea, non avrebbe dovuto comportarsi così.
Io non lo farei oggi, non lo faccio. Non mi sono comportato e non mi comporto così con i miei figli. Ma magari sbaglio.
È una riflessione che non mi porta da nessuna parte, non ce l’ho una cartina di tornasole che mi diventa azzurra o rossa a certificare che la mia vita ha preso una deriva basica o acida a seguito del comportamento di mio padre quel giorno. Non lo so se sono una persona migliore o peggiore di quella che sarei diventato se mi avesse lasciato primeggiare nella gara.
Posso soltanto dire che ho sofferto per quella batosta, questo è innegabile ma non è decisivo a classificare l’episodio come negativo in assoluto per la mia crescita, per la mia esistenza.
Magari mi ha insegnato a elaborare una sconfitta, prima rispetto ad altri bambini. Forse mi ha preparato, con una delusione oggettivamente non enorme, ad affrontare quelle eventuali e toste che si sarebbero snocciolate sul mio cammino. Mi ha reso cosciente di non essere imbattibile.
O, chissà, mi ha insegnato a lottare per migliorare, a non dare per scontato un successo, ad arrivare preparato alle battaglie dello sport e della vita.
A capire che Vincere non è tutto, ma lo è il provare a vincere (Vince Lombardi).
31 gennaio 2012
30 gennaio 2012
Ma quanto mi pensi?
Dimmi un numero, mi fischia un orecchio.
Immancabile il simpatico di turno dice “8” e tu “A, B, C, D, E, F, G, H… acca!”. Acca, valla a trovare una che ti pensa in quel momento con un nome che inizia per “H”. Il simpatico ride e tu abbozzi, nessuna che ti pensa, che ti fila, nemmeno questa volta. E un altro fischio va sprecato.
Fortuna che a vent’anni conobbi una tedeschina di nome Helene che mi risolse il problema dell'acca.
Invecchiando, e anche a seguito di una fastidiosa otite, ho acquisito a titolo definitivo le prestazioni di un fischio auricolare continuo che ha spazzato via d’un botto tutte le speranze di essere pensato da questa o da quella inglobando sul nascere, nella sua acustica di base, ogni e qualsivoglia altro tipo di fischio.
C’è poi la storia della mela: prima di mangiarla la tieni con una mano e ne giri il picciolo con l’altra, e a ogni giro una lettera “A, B, C…” eccetera, fino a che il picciolo non ti si rompe in mano e ti resta solo di abbinare il nome della tipa - che ti tiene nella mente e magari nel cuore - all’iniziale così definita. G Giulia, L Lorella, M Melania, si casca sempre in quella zona alfabetica, e va di lusso se non si becca l’acca. Una su mille le probabilità che s’arrivi alla V di Veronica, l’unica che era davvero necessario che ti pensasse, quand'era il momento.
L’aspetto positivo da considerare è quello nutrizionale dato l’esponenziale sviluppo fatto registrare dal tuo consumo di mele.
Un tempo si poteva contare anche sui treni, tanti e di svariate lunghezze, alcuni lanciati fin nel profondo degli alfabeti verso le Tamare, le Veroniche e le Zaire. Cominciavi ad abbinare le lettere dal locomotore, una via l'altra, finché finiva il treno. Al mare, per esempio, era pieno di rotaie e di passaggi a livello e niente c’era di meglio, tornando abbrustolito dalla spiaggia, che contare un bel convoglio dalla “A” fino chessò alla “P” e sorridere come un cretino perché Patrizia, in fondo in fondo, stava ancora pensando un poco a te. Pareva.
Poi sono arrivati gli ETR500, monotoni, con le loro fetenti 11 carrozze + due motrici, che fanno 13. Sempre e comunque 13 pezzi che ti portano immancabilmente a un’insulsa lettera “O”, e lì prega il Cielo di conoscere una crista di nome Orietta, perché altrimenti risulterai ancora una volta solo, dimenticato da Dio e da Trenitalia.
Immancabile il simpatico di turno dice “8” e tu “A, B, C, D, E, F, G, H… acca!”. Acca, valla a trovare una che ti pensa in quel momento con un nome che inizia per “H”. Il simpatico ride e tu abbozzi, nessuna che ti pensa, che ti fila, nemmeno questa volta. E un altro fischio va sprecato.
Fortuna che a vent’anni conobbi una tedeschina di nome Helene che mi risolse il problema dell'acca.
Invecchiando, e anche a seguito di una fastidiosa otite, ho acquisito a titolo definitivo le prestazioni di un fischio auricolare continuo che ha spazzato via d’un botto tutte le speranze di essere pensato da questa o da quella inglobando sul nascere, nella sua acustica di base, ogni e qualsivoglia altro tipo di fischio.
C’è poi la storia della mela: prima di mangiarla la tieni con una mano e ne giri il picciolo con l’altra, e a ogni giro una lettera “A, B, C…” eccetera, fino a che il picciolo non ti si rompe in mano e ti resta solo di abbinare il nome della tipa - che ti tiene nella mente e magari nel cuore - all’iniziale così definita. G Giulia, L Lorella, M Melania, si casca sempre in quella zona alfabetica, e va di lusso se non si becca l’acca. Una su mille le probabilità che s’arrivi alla V di Veronica, l’unica che era davvero necessario che ti pensasse, quand'era il momento.
L’aspetto positivo da considerare è quello nutrizionale dato l’esponenziale sviluppo fatto registrare dal tuo consumo di mele.
Un tempo si poteva contare anche sui treni, tanti e di svariate lunghezze, alcuni lanciati fin nel profondo degli alfabeti verso le Tamare, le Veroniche e le Zaire. Cominciavi ad abbinare le lettere dal locomotore, una via l'altra, finché finiva il treno. Al mare, per esempio, era pieno di rotaie e di passaggi a livello e niente c’era di meglio, tornando abbrustolito dalla spiaggia, che contare un bel convoglio dalla “A” fino chessò alla “P” e sorridere come un cretino perché Patrizia, in fondo in fondo, stava ancora pensando un poco a te. Pareva.
Poi sono arrivati gli ETR500, monotoni, con le loro fetenti 11 carrozze + due motrici, che fanno 13. Sempre e comunque 13 pezzi che ti portano immancabilmente a un’insulsa lettera “O”, e lì prega il Cielo di conoscere una crista di nome Orietta, perché altrimenti risulterai ancora una volta solo, dimenticato da Dio e da Trenitalia.
28 gennaio 2012
A domanda rispondi - n. 4
Là dove c'è una domanda inevasa arriva la Linea. Continua la proficua collaborazione con Yahoo Answers.
Che cosa succede se un padre facesse questo al figlio? Un bambino di cinque anni che il padre insegna a scrivere, prima di andare a scuola così si trova già preparato in prima elementare, le maestre o i maestri che potranno dire?
LASCIA FARE, PECCARITADIDDIO, LASCIA FARE!
Perché l’FBI ha chiuso Megavideo e non ha chiuso siti come Stormfront o Pontifex?
Vuoi dar loro altri suggerimenti o ti stai un po’ zitto?
Mi condigliate come fare il mio curriculum?
Con il correttore ortografico attivo.
Nel vostro parlato colloquiale dite: butta la pasta, cala la pasta o altro?
Altro la pasta.
Come funziona l'assistenza iPhone?
Li chiami quando iProblema.
Volevo chiedere agli utenti esperti di dottrina cattolica chi sono i 144.000 dell'Apocalisse?
È un vecchio debito, non è la fine del mondo.
Ciao, sono Isabella, ho i capelli Castano scuro, vorrei schiarirli molto ma senza usare tonta, mi potete aiutare?
Ma sei la figlia dell’Ispettore Clouseau?
Secondo voi è meglio prima spolverare e poi passare l' aspirapolvere o vicevarsa?
Chiedi alla polvere.
Ciao a tutti da quando ho iniziato a studiare intensamente x gli esami in università (i miei primi),ovvero da un mesetto,ho problemi a livello di consistenza delle feci (che sono molli). Subito dopo gli esami ovvero 2 giorni fa la situazione è migliorata fino a stamattina quando tutto è ricomminciato. Cosa può essere?
La riforma Gelmini.
Come nascondere la droga nell’esame dell’urina?
Nascondendo anche l’urina.
È peccato uccidere un insetto? Il comandamento non uccidere è riferito solo ai tuoi simili o a tutte le specie?
Se il tuo obiettivo è Vespa, ti saranno riconosciute le attenuanti generiche.
Per i sammarinesi: quali motivazioni etniche, religiose o culturali vi impediscono di unirvi all'Italia?
Le motivazioni sono varie, non siamo così fiscali.
Come convincere i miei a fammi iscrivere a facebook?
Con un tweet.
Perché i miei genitori quando lo fanno dopo sono sempre nervosi?
Beh, una volta sei nato tu, se ragioni ci arrivi.
Secondo voi i maski tradiscono solo quando non sono veramente innamorati?
No, tradiscono solo se hanno l’occasione.
Che si deve fare per essere simpatico a qualcuno secondo voi? Lo stò chiedendo per curiosità.
Comincia studiando gli accenti.
Link per trovare il video hard della Seredova?
Ok, prova qui.
Come li trovate i ragazzi con gli orecchini?
Con il metal detector.
Uomini : Come siete soliti dichiararvi ad una donna?
Già sposati.
Bonifico o assegno con accredito immediato?
Guarda, accetto entrambi.
--------------------------------------------------------------------------
Qui trovi le sessioni precedenti: 1 2 3
Nota: le domande sono vere in ogni loro parte, non ci sono strafalcioni aggiunti e/o corretti ad arte.
Che cosa succede se un padre facesse questo al figlio? Un bambino di cinque anni che il padre insegna a scrivere, prima di andare a scuola così si trova già preparato in prima elementare, le maestre o i maestri che potranno dire?
LASCIA FARE, PECCARITADIDDIO, LASCIA FARE!
Perché l’FBI ha chiuso Megavideo e non ha chiuso siti come Stormfront o Pontifex?
Vuoi dar loro altri suggerimenti o ti stai un po’ zitto?
Mi condigliate come fare il mio curriculum?
Con il correttore ortografico attivo.
Nel vostro parlato colloquiale dite: butta la pasta, cala la pasta o altro?
Altro la pasta.
Come funziona l'assistenza iPhone?
Li chiami quando iProblema.
Volevo chiedere agli utenti esperti di dottrina cattolica chi sono i 144.000 dell'Apocalisse?
È un vecchio debito, non è la fine del mondo.
Ciao, sono Isabella, ho i capelli Castano scuro, vorrei schiarirli molto ma senza usare tonta, mi potete aiutare?
Ma sei la figlia dell’Ispettore Clouseau?
Secondo voi è meglio prima spolverare e poi passare l' aspirapolvere o vicevarsa?
Chiedi alla polvere.
Ciao a tutti da quando ho iniziato a studiare intensamente x gli esami in università (i miei primi),ovvero da un mesetto,ho problemi a livello di consistenza delle feci (che sono molli). Subito dopo gli esami ovvero 2 giorni fa la situazione è migliorata fino a stamattina quando tutto è ricomminciato. Cosa può essere?
La riforma Gelmini.
Come nascondere la droga nell’esame dell’urina?
Nascondendo anche l’urina.
È peccato uccidere un insetto? Il comandamento non uccidere è riferito solo ai tuoi simili o a tutte le specie?
Se il tuo obiettivo è Vespa, ti saranno riconosciute le attenuanti generiche.
Per i sammarinesi: quali motivazioni etniche, religiose o culturali vi impediscono di unirvi all'Italia?
Le motivazioni sono varie, non siamo così fiscali.
Come convincere i miei a fammi iscrivere a facebook?
Con un tweet.
Perché i miei genitori quando lo fanno dopo sono sempre nervosi?
Beh, una volta sei nato tu, se ragioni ci arrivi.
Secondo voi i maski tradiscono solo quando non sono veramente innamorati?
No, tradiscono solo se hanno l’occasione.
Che si deve fare per essere simpatico a qualcuno secondo voi? Lo stò chiedendo per curiosità.
Comincia studiando gli accenti.
Link per trovare il video hard della Seredova?
Ok, prova qui.
Come li trovate i ragazzi con gli orecchini?
Con il metal detector.
Uomini : Come siete soliti dichiararvi ad una donna?
Già sposati.
Bonifico o assegno con accredito immediato?
Guarda, accetto entrambi.
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Qui trovi le sessioni precedenti: 1 2 3
Nota: le domande sono vere in ogni loro parte, non ci sono strafalcioni aggiunti e/o corretti ad arte.
26 gennaio 2012
Darsi alle macchie
Da più parti mi spinsero ad andare dallo strizzacervelli e io, per farla breve, visto che ancora seguivo i consigli altrui, mi sparai una decina di sedute.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
Si stava lì, parlando del più del meno, dei secoli scorsi della mia vita, e di cosa stessi combinando che ero un po’ frastornato.
Tirate le somme il tipo concluse che non aveva tempo da perdere con me, che aveva in cura drogati e depressi all’ultimo stadio e che mi levassi un po’ dalle palle. Detto un po' meglio.
Il momento più significativo della nostra frequentazione si sviluppò attorno al noto Test di Rorschach. Quello delle macchie, per intendersi.
Ci sono queste 10 carte che ti danno e tu, dal momento che le prendi in consegna, sei sotto esame e vale tutto.
Vale se le giri, vale se le appoggi e le prendi in mano una per volta, vale se chiedi cosa devi fare o no, vale se le stringi, se le sfiori appena, se le tieni con due mani o con una, vale se guardi anche dietro, vale se rispondi subito o dopo un po’. Vale tutto. Ma anche nulla. Soprattutto vale ciò che ci vedi o dichiari di vederci.
Si vocifera esista un poderoso archivio mondiale implementato con tutte le descrizioni affibbiate alle 10 macchie, in ogni tempo e in ogni luogo.
Ora, detto a voi, in quelle macchie io ci ho visto solo roba sessuosa. Secondo me, anzi, sono proprio studiate apposta.
Il malato grave è quello che ci vede un tizio che porta a spasso il cane, una nuvola del cielo o un cappellino coi fiori di Elisabetta II Windsor.
Epperò, considerato che del tutto andato non ero, pensai bene di edulcorare il mio risultato e di descrivere alcuni soggetti prettamente erotici con banalità iconografiche poco riconducibili al profilo del maniaco sessuale o del serial killer.
Però non potevo nemmeno ignorarle tutte tutte, pensai, perché mi avrebbero sgamato subito.
Quindi alcune le spiegai proprio come le vedevo.
Su questa (macchia n. 1) dichiarai:
- Una vagina in sezione.
Datemi torto! Lo strizza saltò sulla sedia: ritenne d’aver risolto il caso del mostro di Firenze.
- In sezione, come in sezione?
- Sì, come si vede nei libri di educazione sessuale.
E su quest’altra (macchia n. 3):
- Due travestiti.
Doppio balzo carpiato raggruppato avvitato sulla sedia.
- Travestiti? E perché?
- Come perché? Hanno le tette, i tacchi e il pisello, che altro possono essere?
- Uhm...
Qui cominciò a guardarmi storto, ma io avevo ancora 7 carte per riconvertire il mio profilo psicologico sui parametri del bravo bambino e, nonostante mi capitassero in mano solo orge, scene di fellatio e enormi mammelle, io vidi, fortissimamente vidi, gente a chiacchiera, gelati alla fragola e morbide colline in fiore.
Era chiaro che se c’era uno in malafede là dentro era lui. Porco maniaco mentitore. Mi liquidò informandomi che non riscontrava alcuna patologia in me.
Poi si chiuse in bagno con la macchia numero 3.
25 gennaio 2012
Scrittura d'evasione
Non so se i dizionari del T9 sono tutti uguali, ad ogni modo il mio
non dovrebbe essere uno dei peggiori: ho un Sony Ericsson di un paio
d'anni fa.
Detto a voi, non ho mai sbavato per questo sistema di composizione facilitata di SMS, però non l’ho disabilitato perché mi ci sono abituato e qualche granello di tempo me lo fa risparmiare. Considerate che non mi avvicino certo alla frequenza battitoria dei pischelli che ne fanno a meno spesso e volentieri.
L'altro giorno sono rimasto allibito quando, andando a digitare la parola “notula”, il mio telefono, come sua migliore proposta, mi scrive “mottlc”.
Siamo un Paese in cui la parola “notula” è così fuori moda da non rientrare in un’adeguata statistica d’uso che la porti a essere presa in considerazione dagli sviluppatori del T9.
Provate a digitare “nero”, il T9 non ha dubbi.
Detto a voi, non ho mai sbavato per questo sistema di composizione facilitata di SMS, però non l’ho disabilitato perché mi ci sono abituato e qualche granello di tempo me lo fa risparmiare. Considerate che non mi avvicino certo alla frequenza battitoria dei pischelli che ne fanno a meno spesso e volentieri.
L'altro giorno sono rimasto allibito quando, andando a digitare la parola “notula”, il mio telefono, come sua migliore proposta, mi scrive “mottlc”.
Siamo un Paese in cui la parola “notula” è così fuori moda da non rientrare in un’adeguata statistica d’uso che la porti a essere presa in considerazione dagli sviluppatori del T9.
Provate a digitare “nero”, il T9 non ha dubbi.
Le due Antonelle
Io sono contrario ai nomi originali, troppo originali, tipo il mio, insomma.
Possono segnare la vita, specie se verso i tuoi 15 anni va spopolando un telefilm con uno stallone nero che beve solo caffè, e si chiama quasi uguale a te.
Insomma, può dare noia.
Però ha i suoi vantaggi, nessuno che mi chiami per cognome per esempio: per parenti, conoscenti, amici io sono sempre e solo il mio nome di battesimo e non c'è rischio di far confusione.
Ma se ti chiami Carla, Fabio, Antonella, Massimo, Alessandro, Alessandra e mi telefoni una volta l'anno sotto Natale, dimmi come cavolo dovrei fare io a riconoscerti al volo.
- Ciao, sono Carla, come va?
- Uhm, bene... - (Carla chi?)
- E quindi questo Natale...?
E via con discorsi generici e buoni per tutte le occasioni e per tutte le carle del mondo. Fino a che un dettaglio ti rivela la vera identità del chiamante.
- E voi dove lo passate?
- A casa perché i bambini hanno la febbre, Agilulfo 38,2 e Dulcinea quasi 39.
(ah, quella Carla!)
Anche gli SMS, cristosanto, se cambiate scheda (e ce ne sono 3 o 4 che cambiano scheda ogni benedettissimo anno) e mandate un messaggino di "Buon Natale", se avete un nome comune scrivete pure qualcosa che possa identificarvi.
Chessò "Buon Natale a tutti - Rossana, quella zoccola" o "Auguri - Mario, quello pelato col doppiomento" potrebbero già aiutare a capire.
Ma ho divagato, veniamo al titolo.
Due amiche di mia moglie hanno lo stesso nome e quando lei mi parla di una di loro non precisa mai se si tratta dell'Antonella C, o dell'Antonella S. Mai.
Io per un po' ho chiesto (anni) poi mi sono sdato.
E quindi non domando più nulla e vado un po' a intuito, archiviando le info nel file dell'Anto C o dell'Anto S a piacer mio.
- L'Anto ha fatto parapendio domenica. (Ci penso e poi archivio come Anto C)
- L'Anto ha preso la scarlattina. (Uhm... Anto S)
- L'Anto si è sposata. (Anto C)
- L'Anto si è lasciata. (Anto S)
- L'Anto ha avuto la promozione. (Anto C)
- L'Anto ha visto la mostra dei Macchiaioli. (Anto S)
- L'Anto si è messa con il tale. (cestino)
- L'Anto ha cambiato la macchina. (Anto *)
- L'Anto qui. (Anto C)
- L'Anto là. (Anto S)
Alla fine ne ricavo un quadro composito e sicuramente inesatto, dell'Anto C e dell'Anto S, ma almeno non son più lì che chiedo:
- Quale Anto?
Tra le altre cose i miei gusti cinematografici sono simili a quelli dell'Anto S, mentre differiscono piuttosto dall'Anto C.
- L'Anto è stata a vedere Le Idi di Marzo, molto bello, dice.
Capite che così, io non so se andarci o no a vederlo (ok, in questo caso ci vado comunque, c'è Ryanello mio).
- Ottimo, andiamo a vederlo anche noi? C'è Ryan Gosling.
- Chi?
- Quello di Drive.
- Ah ok.
p.s. Le due Antonelle vere, so' meglio di 'ste due della foto!
Possono segnare la vita, specie se verso i tuoi 15 anni va spopolando un telefilm con uno stallone nero che beve solo caffè, e si chiama quasi uguale a te.
Insomma, può dare noia.
Però ha i suoi vantaggi, nessuno che mi chiami per cognome per esempio: per parenti, conoscenti, amici io sono sempre e solo il mio nome di battesimo e non c'è rischio di far confusione.
Ma se ti chiami Carla, Fabio, Antonella, Massimo, Alessandro, Alessandra e mi telefoni una volta l'anno sotto Natale, dimmi come cavolo dovrei fare io a riconoscerti al volo.
- Ciao, sono Carla, come va?
- Uhm, bene... - (Carla chi?)
- E quindi questo Natale...?
E via con discorsi generici e buoni per tutte le occasioni e per tutte le carle del mondo. Fino a che un dettaglio ti rivela la vera identità del chiamante.
- E voi dove lo passate?
- A casa perché i bambini hanno la febbre, Agilulfo 38,2 e Dulcinea quasi 39.
(ah, quella Carla!)
Anche gli SMS, cristosanto, se cambiate scheda (e ce ne sono 3 o 4 che cambiano scheda ogni benedettissimo anno) e mandate un messaggino di "Buon Natale", se avete un nome comune scrivete pure qualcosa che possa identificarvi.
Chessò "Buon Natale a tutti - Rossana, quella zoccola" o "Auguri - Mario, quello pelato col doppiomento" potrebbero già aiutare a capire.
Ma ho divagato, veniamo al titolo.
Due amiche di mia moglie hanno lo stesso nome e quando lei mi parla di una di loro non precisa mai se si tratta dell'Antonella C, o dell'Antonella S. Mai.
Io per un po' ho chiesto (anni) poi mi sono sdato.
E quindi non domando più nulla e vado un po' a intuito, archiviando le info nel file dell'Anto C o dell'Anto S a piacer mio.
- L'Anto ha fatto parapendio domenica. (Ci penso e poi archivio come Anto C)
- L'Anto ha preso la scarlattina. (Uhm... Anto S)
- L'Anto si è sposata. (Anto C)
- L'Anto si è lasciata. (Anto S)
- L'Anto ha avuto la promozione. (Anto C)
- L'Anto ha visto la mostra dei Macchiaioli. (Anto S)
- L'Anto si è messa con il tale. (cestino)
- L'Anto ha cambiato la macchina. (Anto *)
- L'Anto qui. (Anto C)
- L'Anto là. (Anto S)
Alla fine ne ricavo un quadro composito e sicuramente inesatto, dell'Anto C e dell'Anto S, ma almeno non son più lì che chiedo:
- Quale Anto?
Tra le altre cose i miei gusti cinematografici sono simili a quelli dell'Anto S, mentre differiscono piuttosto dall'Anto C.
- L'Anto è stata a vedere Le Idi di Marzo, molto bello, dice.
Capite che così, io non so se andarci o no a vederlo (ok, in questo caso ci vado comunque, c'è Ryanello mio).
- Ottimo, andiamo a vederlo anche noi? C'è Ryan Gosling.
- Chi?
- Quello di Drive.
- Ah ok.
p.s. Le due Antonelle vere, so' meglio di 'ste due della foto!
23 gennaio 2012
Il peposo dei Fornaciai
Siamo invitati per il pranzo domenicale dai Fornaciai (alias Giacomo & family). Arriviamo col Berlucchi e un dolce di cioccolato fuso e poi colato in una forma siliconica a fiorellin del prato. Andiamo preparati perché dai Fornaciai si viene solitamente rimpinzati come porcelli e quando si esce da quella casa ci abbiamo tutti la nostra bella mela in bocca.
Tanto per cominciare, un prosecchino accompagna le mani danzanti sulle arachidi, sui capperi formato XXL, sul tris di olive, sul pecorino di Pienza e sui tocchi d’un salame toscano doc; una crema di gorgonzola fa da scialuppa alla zuppiera col pinzimonio. Qui, sedanini, carotine, carciofini, cipolline, finocchini e ogni altro ortaggio passibile di diminutivo è nettato e composto in un delizioso e arruffato arcimboldo.
Per primo piatto ci viene spacciata una ricetta di Cotto e Mangiato, devo dire senza tentare di venderla per una dell’Artusi. I maccheroncini rigati sono fatti saltare in un soffritto di cipolla e pomodoro e il tutto viene addensato con una vellutata di peperoni. Di più non so, semmai chiedete direttamente a Benedetta Parodi.
Fa un po’ specie ingurgitare un piatto testato su Fabio Caressa, questo sì, però quando Giacomo mi fa notare che probabilmente anche lo zio Bergomi avrà assaggiato il manicaretto capita che, insomma, lo zio ti faccia venire in mente i mondiali ’82, la 500 tricolore di Pievepelago, il gol di Tardelli, Zoff che alza la coppa e il turbinio di bandiere italiane; a quel punto sei così ben disposto verso il mondo che mangeresti pure la cacca della Parodi.
Il piatto forte era il secondo: il peposo dei fornaciai (nomen omen). La carne è quella del bollito, la scaraventi a freddo in un pentolone assieme ad aglio, vino e manco a dirlo pepe, fai cuocere per 5/6 ore et voila la ricetta è servita. La Parodi potrà inserirla nella sua nuova raccolta: Stracotto e mangiato.
Il piatto merita davvero. Si chiama così (o anche Peposo all’imprunetina) perché veniva cotto dai fornaciai (quelli con la "f" minuscola) nei forni utilizzati appunto per il famoso Cotto dell’Impruneta, sfruttandone il calore.
Un delicato purè di patate attenua la forte speziatura della carne e l’accompagna con discrezione durante tutto il viaggio del bolo alimentare.
E laddove non arriva il purè, è un eccellente Chianti Ruffino che si presta ad alleviare i rimanenti focolai sulle papille impepate.
Chiudono il pranzo: il dolce, i cenci della Gabriella, lo schiumante, una portentosa discesa di Christian Deville (nella foto), l’ananasso, un proficuo scambio figu Panini, il caffè, svariate sfide nell’arena Pokémon tra le MasterBall di Zekrom e Reshiram, un grappino e la più brutta partita di calcio mai disputata nella storia di tutta la serie A (Cagliari-Fiorentina n.d.a.).
----------------------------------------------------------------------------------------------
Questa testo partecipa al Volta La Carta, una raccolta di recensioni accazzo, come anche:
Regole che potete rispettare o anche no, come da statuto promulgato da La Carta, che potete rispettare o anche no:
Tanto per cominciare, un prosecchino accompagna le mani danzanti sulle arachidi, sui capperi formato XXL, sul tris di olive, sul pecorino di Pienza e sui tocchi d’un salame toscano doc; una crema di gorgonzola fa da scialuppa alla zuppiera col pinzimonio. Qui, sedanini, carotine, carciofini, cipolline, finocchini e ogni altro ortaggio passibile di diminutivo è nettato e composto in un delizioso e arruffato arcimboldo.
Per primo piatto ci viene spacciata una ricetta di Cotto e Mangiato, devo dire senza tentare di venderla per una dell’Artusi. I maccheroncini rigati sono fatti saltare in un soffritto di cipolla e pomodoro e il tutto viene addensato con una vellutata di peperoni. Di più non so, semmai chiedete direttamente a Benedetta Parodi.
Fa un po’ specie ingurgitare un piatto testato su Fabio Caressa, questo sì, però quando Giacomo mi fa notare che probabilmente anche lo zio Bergomi avrà assaggiato il manicaretto capita che, insomma, lo zio ti faccia venire in mente i mondiali ’82, la 500 tricolore di Pievepelago, il gol di Tardelli, Zoff che alza la coppa e il turbinio di bandiere italiane; a quel punto sei così ben disposto verso il mondo che mangeresti pure la cacca della Parodi.
Il piatto forte era il secondo: il peposo dei fornaciai (nomen omen). La carne è quella del bollito, la scaraventi a freddo in un pentolone assieme ad aglio, vino e manco a dirlo pepe, fai cuocere per 5/6 ore et voila la ricetta è servita. La Parodi potrà inserirla nella sua nuova raccolta: Stracotto e mangiato.
Il piatto merita davvero. Si chiama così (o anche Peposo all’imprunetina) perché veniva cotto dai fornaciai (quelli con la "f" minuscola) nei forni utilizzati appunto per il famoso Cotto dell’Impruneta, sfruttandone il calore.
Un delicato purè di patate attenua la forte speziatura della carne e l’accompagna con discrezione durante tutto il viaggio del bolo alimentare.
E laddove non arriva il purè, è un eccellente Chianti Ruffino che si presta ad alleviare i rimanenti focolai sulle papille impepate.
Chiudono il pranzo: il dolce, i cenci della Gabriella, lo schiumante, una portentosa discesa di Christian Deville (nella foto), l’ananasso, un proficuo scambio figu Panini, il caffè, svariate sfide nell’arena Pokémon tra le MasterBall di Zekrom e Reshiram, un grappino e la più brutta partita di calcio mai disputata nella storia di tutta la serie A (Cagliari-Fiorentina n.d.a.).
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Questa testo partecipa al Volta La Carta, una raccolta di recensioni accazzo, come anche:
- Una truffa ridicola - by Giovanni
Regole che potete rispettare o anche no, come da statuto promulgato da La Carta, che potete rispettare o anche no:
- Non si può cambiare nome al gioco (Volta La Carta);
- Nel testo non si possono usare le parole problematica, simpatico/a, serenità;
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