28 febbraio 2013

A domanda rispondi - n. 9

Io non riesco a relazionarmi con le persone e non ho autostima, come faccio a cambiare?
Pigi la frizione, è il pedale di sinistra, e poi sposti la leva.

Quando devo bere l'acqua?
Quando è finito il vino, se non hai Gesù nei paraggi.

Dopo il liceo artistico dove andare?
Passa a mangiare dai nonni, che a casa non c'è nessuno.

Se vediamo una ragazza molto magra ma con tanti capelli vuol dire che sta bene di salute?
Lei sì, tu meno.

Perché i comici d'oggi per far ridere dicono le parolacce?
Ma che ne so io! Cacca.

Mi aiutate a riassumere in poche parole l'origine del carbone?
Lo-porta-la-Befana. 4 parole.

Cosa si prova poco prima di morire?
In genere si prova a cavarcela.

Come confessare alla propria madre di essere bulimica?
Mangiala.

Cosa amate fare per rilassarvi poco prima di studiare?
Sprofondare in un buco spazio-tempo e ripresentarsi a cena.

Come spenderete i soldi della vostra pensione?
In pochissimi giorni.

L'autista per trasporto sangue è un buon lavoro?
Ottimo, se sei il conte Vlad.

Come fissare la maniglia del forno?
Guardala attentamente e cerca di non ribattere gli occhi.

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Qui trovi le sessioni precedenti:   1  2  3  4  5  6 7 SE 8

26 febbraio 2013

È l'ora di andare


Bersani, vai
Contribuisco al riempimento delle fosse con un po’ del mio senno di poi convinto che si possa arrivare tardi, che è sempre meglio che arrivare fuori tempo massimo.
Davvero, Bersani, vai.
Non ce l’hai un’alternativa.
Prendi le tue carabattole, saluta e sparisci. È tutto.
Io mi sono tappato non solo il naso, ma tutto l’otorinolaringoiame del caso pur di votarti. Ti ho votato alla primarie, primo e secondo turno. E ti ho dato 2 euri.
La delusione di rivedere la Bindi in carreggiata (nome esemplare ma non sola, purtroppo) mi ha fatto immediatamente pentire di non aver sostenuto Renzi.
Il cambiamento promesso e sbandierato non si è visto proprio.
I tuoi interventi televisivi soporiferi hanno fatto il resto.
Ti sei addormentato in campagna elettorale e hai russato proprio a dispetto dei segnali inquietanti che arrivavano.
Certo il vantaggio era tale che hai pensato di potertelo permettere senza considerare la caimanità di Tu Sai Chi e dei suoi scherani.
Non hai vinto, come ripeti nel tuo mantra desolante di auto convincimento. Non hai nemmeno perso, no, hai straperso. Devi solo andare.
E non ti siano di giustificazione una legge elettorale che avete infamato per anni senza però porvi rimedio né, tantomeno, il potere mediatico della controparte, avete avuto tutti gli spazi richiesti, pure troppi, né Ingroia porello.
Esci a testa alta (ok, “alta” è un parolone) e vai.
Se cerchi d’avvicinarti a Grillo dimostri proprio di non avere capito nulla, ma nulla, e allora probabilmente ti meriti che te le fracassino proprio quelle ossa invece di rompertele e basta. Vuoi governare con Tu sai Chi, accomodati nuovo D’alema, fai pure, completa l'opera e manda tutto a puttane.
Oltre al fallimento dovrai prenderti carico pure dell’odio dei tuoi.
Dopo questa mazzata il PD è in fin di vita, prendine atto prima possibile, subito, non puoi non vedere i nuvoloni all’orizzonte. Vai, e forse resterà qualcosa di quel partito a cui hai voluto tanto bene da non imbrattare con il tuo nome (grazie), ma se solo la tua vanità (non certo la ragione) e la tua faccia tosta ti porteranno ad accettare il mandato scellerato che Napolitano magari vorrà darti, ecco, allora poi non venire a cercare noi, te la sei proprio cercata.
Te la ricordi la prima cosa che avresti dovuto varare da capo del governo? Sì, è la legge sul conflitto d’interessi, ce l’hai promesso (ah già le promesse), pensi di farla con il consenso di Berlusconi al Senato?
No, non la farai, e non puoi venir meno al tuo primo proposito, lo capisci almeno questo? È semplice. Bersani, vai.
Ogni altra tua mossa diversa dallo sparire mi farà solo pentire di non avere, già da questo giro, votato Grillo. E alla fin fine, non sarà nemmeno un male.


22 febbraio 2013

Ammazza che notizia!

Riceviamo e pubblichiamo un pezzo di Urlo.
(edit 25/2 - la soluzione)

Domenica notte, dopo la strepitosa vittoria della Fiorellona sull’Inter, AL FAN, Ora più famoso (causa la scomparsa, orson tre dì, del Ciuffi) e Presidente di un quasi saCRO SETTOre della Fiesole, accadde di ascoltare una persona dell’entourage viola. È successo in una pizzeria, dove il nostro fan viola, erano circa le una, unico cliente vista l’ora, aveva cenato e, doVENDO LAvarsi le mani, era entrato nella toilette. Mentre ne stava uscendo, intravide non visto, E.M. un ben conosciuto componente dell’organigramma viola, accompagnato da altra persona. Il proprietario del locale salutò calorosamente il famoso cliente che gli presentò l’amico dicendo “este es mi amigo RaMON TIago, grande procuratore di tanti calciatori delle cantere basche”. Il nostro nascosTOSI dietro la porta socchiusa, curioso, sperò di scoprire qualche segreta novità sul mercato viola; cosa che infatti avvenne. Mentre gustavano le pizze che avevano ordinato, i due intavolarono sommessamente un pourparler, il contenuto del quale si può così riassumere: la Società ha già opzionato diciannove giovani giocatori ed a giugno con la ratifiCA S'INIzierà a valutarne il loro valore, per vedere se tutti mantengono le promesse fino ad ora fatte, anche perché, più spesso che si creda, l’aMARO NIdifica nei giovani spinto daI DEMoni. Per farla breve: alla fine della cena E.M. pagò il conto ed i due uscirono allontanandosi, e, con una canzone di GaBER, S'ANImarono cantando nella notte. Il nostro, FINIto di star sugli accesi carBONI NOn mette tempo in mezzo e tonFA VIA; rientrato a casa pensa alla BANDA NAzionale che fra un anno, per lo scudetto, suonerà l’inno della Viola e felice si fa sul GRILL Otto salsicce di suino che, come dicono i romani, fan ben AR CORE ed infine chiude con un BONDI' Motta.

Dal nostro agente ALLA Mano (che disseMELO NIcchiando il 21 febbraio 2013).

p.s. Quando arriveranno, i nuovi candidati al gioco cadranno nelle grinfie DI PIE TROiette dai capelli BIONDI.
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Il tema sono le elezioni 2013 e i riferimenti (sostanzialmente nomi) sono celati nel testo, potete provare a scovarli in una sorta di Dov'è Wally, come aspettare la soluzione lunedì, sempre che io non abbia già restituito la cittadinanza allo Stato e non sia fuggito nelle Ardenne. O nelle Asturie.

L'Urlo de noantri

Urlo, chi è costui?
Ospitiamo oggi un testo di Urlo (qui), ma è doveroso buttare giù qualche riga su quest'uomo e su come ha influito nella mia vita.
Forse non tutti sanno che l'enigmistica (e La Settimana Enigmistica in particolare) è stata per buoni 30 anni della mia vita una compagna fedele e appassionata. Un filo conduttore di un pensiero, fatalmente deviato come l'argomento richiede, che mi ha guidato dall'adolescenza alla maturità offrendomi sempre spunti emotivi e fette di realizzazione personale notevoli.
Il merito di questa passione è, giustappunto, di Urlo (l'anagramma del suo nome cognome è "firmali Urlo") che altri non è che il padre del buon vecchio Leo.


Tanto per capire che tipo è:
Flashback n. 1 - L'incontro
Leo: Babbo ciao, questo è Hombre.
(Urlo stava armeggiando a una pianta di filodendro)
Urlo: Ti piace 'sta pianta?
Io: Uh, sì.
Urlo (porgendomi una foglia staccata): Tieni allora, mangia!
Io: ... (di stucco).
Leo: Non ci far caso, è fatto così.

Flashback n. 2 - Alain Delon
Ce lo ritrovammo davanti all'uscita da scuola con una Settimana Enigmistica verde in mano, appena uscita, con l'attore francese in copertina e un rebus mio pubblicato a pagina 36. La reazione immediata fu una sensazione di euforia e incredulità, ma è stato anche il momento in cui ho realizzato che ogni traguardo sarebbe stato possibile, a volerlo e a crederci. (pure la Cucinotta, pe' dire)

Flashback n. 3 - Carogna bigia
Quando lavoravo al forno con Leo e venerdì sera montavamo a mezzanotte, io passavo da casa sua un paio d'ore prima, durante le quali giocavo a scacchi con Urlo.
Durante una partita, nella quale lo stavo disintegrando mangiandogli pezzi su pezzi come non fosse esistito un domani, lui mi apostrofava continuamente con "Carogna bigia, carogna bigia". Salvo poi, fregarmi con il matto sull'ultima colonna al re arroccato, è un matto tipico che dovrebbe avere anche un nome vero (scacchisti mi leggete?) ma per me resterà sempre il matto di carogna bigia.

Flashback n. 4 - Forza Italia
Fare delle vignette antiberlusconiane per anni mi portò a ricevere una lettera direttamente da Denis Verdini (timbrata e firmata), il responsabile del partito del cav. nell'area fiorentina. Una missiva decisamente intimidatoria che mi fece pensare di rivolgermi a un avvocato. Questo fino all'arrivo di una seconda lettera in cui Urlo si smascherava e mi pigliava sonoramente per i fondelli. Nel testo della prima c'era una serie di indizi che mi avrebbe permesso di scoprirlo se solo ne avessi compreso almeno mezzo.

Questo per darvi un'idea di chi è Urlo, ecco, uno che è fatto così, uno che il gioco di parole ce l'ha nel sangue e che, per mia fortuna, me ne ha trasfuso un paio di sacche.

20 febbraio 2013

La riga attì

Quando tornai a casa e sparai che mi serviva una riga a T per applicazioni tecniche gettai i miei nel panico. Intanto non sapevano che cosa fossero le dannate applicazioni tecniche e tantomeno la riga attì, poi mi avevano già comprato i libri e per chiudere quando mai alla mia sorellona era servito un affare simile?
Non che si nuotasse nell'oro, anzi, però la mia testolina di decenne non concepiva come l'acquisto d'un attrezzo simile potesse sprofondare la famiglia al di sotto della soglia di povertà.
Le discussioni animate che seguirono puntarono il dito sulle carenze di quella
scuola dove manco una riga a T ti passavano, e sì che era la scuola, ossia l'istituto
richiamato nella Costituzione per l’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo.
Non si sarebbero mai immaginati i rifornimenti necessari alla scuola del 2000, i miei. Vabbè.
Era pregevole, di un marrone bello, che non è nemmeno facile.
Ma troppo preziosa per me che avevo ricevuto serie minacce di violenze nell'eventualità di una nefasta rottura dell'arnese.
E così il giorno di applicazioni tecniche divenne un incubo persino salire sul bus colla riga a T in mano, un incubo abbandonarla al banco a ricreazione e un incubo riportarla a casa integra.
Troppo bella me l'avevano presa, aveva un marchingegno scorrevole con una sfera che s'incastrava alla perfezione con uno scatto, stretta poi da una chiavetta cromata, per consentire il blocco della riga nell'angolazione voluta.
Mi sarebbe bastata una riga a T di un marrone brutto, magari difettata, per portare a compimento i miei progetti tecnico applicativi.
Mi servì per farci un portagiornalini alla fine, su misura per gli albi Bonelli, due mani di coppale e perfettamente in squadra.
- Bravo, 9 - mi disse il Bruscoli.

18 febbraio 2013

Ucci Ucci sento odor di cristianucci

Io non sono cattivo, son favole.
Certo posso capire che a vedermi non la faccio una gran bella impressione. Sono grosso, che devo fare? Un gigante, dicono.
Sudo nei campi del barone, ho mani larghe come padelle e callose, indurite dal lavoro e screpolate dal sole, ho un faccione squadrato e aspro scolpito dal vento gelato.
Ma nessuno ci ragiona che anche il mio cuore è grande, è un proporzionato cuoricione caldo, anche se accartocciato attorno a quella
spina che ha trafitto il desiderio più grande.
Io non sono cattivo, credetemi.
Amo mia moglie, la vecchia Helga, una donnona par mio, buona come il pane e rubizza che ti mette allegria, anche se il cielo non ha voluto premiarci con il dono di una creatura tutta nostra.
Amo mia moglie e quella deliziosa minestra d'avena che mi prepara, una zuppa zuppa di sentimento e capace di rinfonderti energia e spingerti di nuovo in vigna o a far legname.
Certo che la culla intagliata nel tronco d'acero è rimasta vuota, sta lì ed è una pena. Dovrei distruggerla, dovrei cacciarla nel fuoco e utilizzarne la brace per arrostirci una lepre o un capretto, ecco cosa dovrei fare.
Magari, se non fossi vegetariano.
Io non sono cattivo e non li mangio i bambini.
Poi, da quando ha iniziato a venir su Giacomino, abbiamo cominciato questo gioco, quasi per caso, e ora non possiamo più farne a meno.
Helga e io ci capiamo senza parlare, è bastato l'occhiolino e l'ammiccamento ai piedini dietro la tenda, sono entrato in casa sbattendo gli scarponi sulle assi del pavimento e facendo il vocione più profondo che potevo:
- Ucci Ucci - ho urlato mentre tiravo su rumorosamente col naso.
- Ucci Ucci, sento odor di cristianucci!
Mi scappa da ridere a pensarci, il mio odorato è defunto da un pezzo, s'è suicidato dopo tutti questi anni passati a concimare, a raccogliere le biche di vacca e a ripulire il pollaio. Ho imparato a inspirare a piccoli spruzzi, a tirar su brevi refoli d'aria nelle narici contratte proprio per non sentirli gli odori, figuriamoci se avrei potuto percepire quello di Giacomino.
Vedere la tenda che tremava e far finta di volerlo divorare è stato ganziale, come dice lui.
E gli piaceva eccome, farsi beccare nel nascondiglio quando gli cacciavo un "BU" e scappare a gambe levate mentre io fingevo di avvicinarlo e poi inciampavo o frenavo sfinito senza mai riuscire ad acchiapparlo.
- Ucci Ucci, sento odor di cristianucci. Cristosanto che bellezza, ma come t'è venuta? - mi fa Helga versandomi una sontuosa minestra di fagioli nel piatto - Ucci, Ucci... sei un grande.
- È il mio animo poetico - le fo - Helga, amore.
Sorrideva, seduta accanto a me, incantata a guardarmi e abbagliata di un amore per me che non riesco ancora a spiegarmi. La mia Helga.
Dopo, Giacomino ha avviato a portare gli amici, piccoli, anche loro non che avessero molte possibilità di distrarsi dalle loro vite grame e venire da noi a giocare a Ucci Ucci era il massimo che si potevano permettere.
Non ce la facevano a rimpiattarsi tutti dietro alla tenda e ho cominciato a trovarli nella cassapanca, sotto al tavolo, nella madia, uno s'era calato persino dentro al paiolo.
- Sento odor di cristianucci - urlavo, e Helga che mi reggeva la parte:
- Ma no, cosa dici? Sarà la tua minestra di farro.
Ah, il farro! Ve l'ho detto che adoro il farro? Santiddìo, adoro il farro. Camperei di farro.
È andata così che l'abbiamo guasi dimenticata la nostra pena grande e quando ci guardiamo negli occhi, io e Helga, con la casa fitta di bimbetti nascosti, scopriamo che non è male nemmeno così.
Io non sono cattivo ma poi, sapete, capita di perdere una dannata guerra e che, al solito, la storia la scrivano i vincitori.

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Questo testo partecipa all'EDS sniff sniff come anche:
S.Sebastiano di Dario
Terre lontane di Melusina
Odori di ricordi di Lillina (più questo)
L'abbondanza di cozze - Fevarin e carnazza
L'odore della SIPE di Pendolante (più questo)
Profumo di marsiglia ancora Lillina
Il profumo del rinnovamento di Mai Maturo
Odore della domenica di F.
La puzza di Mentoressa Donna Camèl

14 febbraio 2013

Chi non è assuefatto scagli la prima pietra

Una lettera del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, da leggere. E rileggere. E poi leggere un'altra volta ancora.

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.
Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l'idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l'inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l'unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all'accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all'Europa intera.
Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
(Giusi Nicolini)

12 febbraio 2013

Eh meu amigo Charlie Brown


Per lo Show and Tell di oggi vi parlerò di Mr Sacco. Chi ama i Peanuts è probabile che si ricordi di questa straordinaria striscia, per gli altri un breve accenno.
Charlie Brown, notoriamente ossessionato dal baseball, si sveglia un mattino vedendo sorgere al posto del sole una palla da baseball e, poco dopo, si accorge che pure sulla sua capoccia sono spuntate le tipiche cuciture della palla. Dovendo partire per il campeggio, il nostro, altra soluzione non trova che quella di coprirsi la testa con un sacchetto al quale ha praticato due fori per gli occhi.
Al campeggio, un po' per caso un po' per il fatto che la sua timidezza è vinta dal sacchetto protettore, Charlie Brown Mr Sacco diventa in breve tempo il capo riconosciuto dei ragazzi. E l'eterno perdente vive in quella manciata di vignette un'avventura in una veste a lui sconosciuta, da leader, da vincente, finendo per risolvere facilmente svariate e intricate situazioni.
Questo per dire che quest'anno France ha partecipato alla festa in maschera al circolo tennis dove fa lezione e si è incaponito per vestirsi da Mr Sacco (le buone letture non gli mancano). Sulle prime abbiamo cercato di dissuaderlo con la psicologia fine da a) partecipare ad una noiosissima festa di carnevale e b) mascherarsi da personaggio di straculto per pochi ma sconosciuto alla massa.
Niente l'ha smosso dal suo progetto iniziale e così dolcemetà ha dovuto abbozzare e confezionare la mise mistersacchiana.
Pantoloni neri, seppure lunghi che è pur sempre inverno, e maglietta gialla ornata con la tipica fantasia da altimetria di tappa del giro, nera, più ricco sacchetto per alimenti di carta marrone bucato agli occhi.
Per farla breve, alla fine della maratona dei giochi, l'elezione della maschera più originale ci ha felicemente colto di sorpresa. L'unanimità dei consensi è stata espressa a favore di France nella concreta trasposizione dello spirito stesso che Schulz aveva voluto infondere al Charlie Brown versione Mr Sacco; laddove la timidezza lascia il passo alla realizzazione di sé.
E così abbiamo vissuto il nostro momento di gloria e, dopo una ricca abbuffata di cenci e frittelle, siamo andati a spifferare tutto a dolcemetà.

Tra l'altro oggi sono 13 anni esatti dalla morte di Schulz, il padre dei Peanuts.
Un estratto dalle Mr Sacco adventures:

11 febbraio 2013

Trucchi per vincere a Ruzzle

Macché, niente. Nemmeno un trucco, anzi. Delusi?
Davvero, non vi capisco, ma che gusto c'è? Qualcosa, e più di qualcosa mi sfugge.
Voi che giocate a Ruzzle e cercate dei trucchi per vincere facile? Fate tenerezza, e anche un po' schifo, ve lo dico.
Certo, rapportiamo tutto alla valenza che ha, è un gioco che probabile in 6 mesi se lo porterà via il vento anche se, vista l'eco suscitata, ci sta che resti nella storia di genere assieme a Space Invaders a Tetris a Pac-man a Simcity a Doom a Grand Theft Auto a GranPrix o a Minecraft.
Resta il fatto che voi, che utilizzate ruzzle solver o qualsiasi altra contro app che vi permette di ricopiare (perché la vostra abilità sta tutta lì) i vocaboli che vi danno più punti, non avete certo la mia stima.
Si comincia così, si cerca di fregare il prossimo stracciandolo a Ruzzle, per poi passare avanti nelle file e finire a comprare deputati in Parlamento.
Siete gli Armstrong della ricerca parole, siete i Ben Johnson dei miei stivali. E quando in tivù appare il vostro idolo Lance Armstrong (oppure Cipollini o un qualsiasi altro ciclista a vostra scelta che abbia dominato la scena per un anno o due, ma forse anche per una sola corsa o una tappa) non fingete ribrezzo e repulsione, uscite allo scoperto e ditelo ai vostri amici: Io sono come lui, baro per vincere.
Epperò siete pure più coglioni perché niente ve ne viene.
Oltretutto, gli Armstrong, i Contador, i Ben Johnson o chi per essi cercano di farlo in camuffa, invece voi vi si sgama facile. Magari fate due manche regolari dove ci si può anche illudere di battervi, ma poi nella terza e decisiva trovate, come per miracolo, le parole che vi portano a una schiacciante vittoria. Ma non una o due parole, proprio tutte.
Succede così che tu ti ammazzi per trovarne 60 e l'altro con 30 fa il triplo dei tuoi punti.
Che soddisfazione deve essere! Certo avete una classifica da scalare, già, arrivate al primo posto e quando ci siete fate un fischio che veniamo a dirvi bravi.
Alla fine il baro da ruzzle non è un problema, lo eviti e finisce lì. Tanto lui a cercarti non ci viene. Però è la purezza del gioco che si perde, la poesia della sfida che svanisce.
Vuoi mettere com'era mettersi davanti al Sinudyne in bianco e nero e aspettare Lea Pericoli su Tele MonteCarlo per potersi misurare a Paroliamo con il fenomeno di Massa Silvano Rocchi?
Mentre voi, coglioncelli, non potrete mai nemmeno capirla una roba così.

Ah, il mio nome Ruzzle è Hombreweb e le mie statistiche ad oggi dicono ciò:
Livello di abilità 2043
Punteggio più alto del turno 3134
Punteggio più alto della partita 4480
Conteggio di parole più alto 77
Numero di partite 673
Numero di vittorie 421
Numero di sconfitte 252
Numero di pareggi 0
Parola più lunga SETACCIAVI
Parola migliore AVVISTATI (409 punti)

Sono Hombreweb, sono un ruzzleista e non gioco da 3 ore.

8 febbraio 2013

Cosa resterà di questi anni dieci?

Per questi anni raffazzonati arraffo una citatio da Raf anche se forse sarei dovuto andare dalla Raffai a Chi l’ha visti? Cioè, ma questa decina d’anni qua, quella che stiamo vivendo, siamo coscienti che da un punto di vista storico non esiste e forse non esisterà?
No, perché di quello si tratta.
Pigliate il secolo scorso, si parte dagli anni venti e poi su, ci son stati tutti, i trenta i quaranta, gli ottanta di Riefoli e i 90 pure. Ma i dieci? Pare che nessuno abbia fatto una beatissima cippa negli anni dieci.
Buttatevi su San Google Motore Martire e digitate "anni", vedrete quali saranno le proposte del nostro dio. E se per lui non ci sono, non esistono. E il tragico vuoto pare ripresentarsi in questo secolo.
Eppure hanno la stessa identica durata degli altri.
In realtà anche la prima decina è poco individuabile, non ci sono certo gli anni zero, ma lì ci si salva in calcio d’angolo con i primi del novecento o i primi del secolo.
Sono proprio gli anni dal 10 al 20 che invece mancano alla storia, a quella del novecento e a quella contemporanea.
Esistono singolarmente, è vero, ma pare che niente sia stato compiuto o si possa compiere in tale e determinata decina di anni perché sia ragionevole o dovuto classificarla con il suo identificativo collettivo: gli anni dieci.
Ora, prima che finiscano, mi autonomino fondatore e ideatore del movimento per gli anni dieci.
Aderite numerosi al MA10.
Astenersi nostalgici degli Anni ballando, ballando Reagan-Gorbaciov.

(immagine rubata qui)

5 febbraio 2013

Read Only Memory - n. 8

Leggere David Foster Wallace è un'esperienza mistica. E devastante.
Se ami leggere vieni preso per mano, a volte spinto con forza o trascinato, altre preso a calci nel culo fino a che ti guardi attorno e hai raggiunto la vetta, un punto panoramico talmente elevato da cui puoi intravedere il paradiso del lettore e percepirne l'estasi. Lassù dove senti l'odore di Omero e di Hemingway.
E ogni altro libro che hai letto sbiadirà nella tua bibliomente come fosse una banconota da mille lire centrifugata al dixan.
Se invece hai una qualche, benché misera, velleità di metter giù tre parole in fila, in un racconto, in un post o foss'anche in una lista della spesa, allora verrai ghermito e imbavagliato, infagottato stretto e macinato a testa in giù nel tritarifiuti usato da Steve Buscemi in Fargo. E ogni cazzosa cosa tu abbia scritto fino ad allora ti sembrerà elementare come una filastrocca per i bambini della materna ma, fatalmente, meno nobile.
E ogni cazzosa cosa tu abbia avuto in mente di scrivere finirà fortunatamente triturata con te.
Quindi, lettori, leggete Wallace che vi condurrà su di un celeste cammino e pseudo/aspiranti scrittori leggete Wallace che vi aiuterà a smettere.
Ho letto La scopa del sistema, ecco.
...
Vengo invitato da Rex Metalman a un qualche Rito della Pubertà in onore della figlia.
Detto rito consistente di file e file, di schiere e schiere, di intere nazioni di sfinite e nervose ragazze in smodati abiti rosa e pessimo portamento. Gracili, capo chino, mani poggiate reciprocamente sulle spalle, labbra in movimento esclusivamente se a ridosso dell'orecchio della vicina. Strabuzzo un po' gli occhi al mio terzo a quarto qualcosa e mi sento in un pantano ghiacciato e scrocchiante, gelido laghetto di fenicotteri canditi, fiori di neve che lentamente si screpolano sotto un sole di cristallo variegato. Poi le ragazze si trasformano e per un po' diventano vagamente rettilee, teste sporgenti come di tartaruga, vagamente anfibie, in apparente continuo scrutinio di premio o minaccia - con brufoli svettanti in determinati angoli di determinate bocche.
Sì, ovviamente tutte tranne Mindy Metalman, che era in abito bianco, con garofano di zucchero rosa, e capelli raccolti in una crocchia fitta ma con un'esplosione di nera ciocca qua, e là, e qua, avvisaglie della scura nova che la sua chioma era pronta a diventare da un momento all'altro purché qualcuno estraneo al mio ascendente lo volesse.
E Melinda Metalman dritta in piedi, colonna dritta tranne per la curva cignea del collo e per quella pelvica, cioè quella con cui demoliva gli incauti, ragazza solida e dritta e succosa, abito corto quel tanto da consentire al maschio pensante un facile accesso immaginativo alle ivi ospitate compagini in ampia e silente rivoluzione attorno al loro asse rovente.

...

Va bene, potete riprendere fiato, e magari lasciare la vostra traccia di lettura.

3 febbraio 2013

Testa di ignudo

Tump
Chissà che ci compravi con 115 lire negli anni sessanta. Più ci pensi e meno ti suonano queste 115 lire, così dispari e poco credibili.
Riprendi in mano il coloralbum della Repubblica ed è come se l’avessi messo via ieri. Solo le pagine, vagamente ingiallite sui bordi, sanno restituirti un’idea di tempo: una sfilza d’anni in un turbinio di facce, parole, giorni che hanno riempito il buco tra te e lui, il coloralbum della Repubblica zeppo di francobolli.
Apri al 1961, a caso o no, e la michelangiolesca sta lì, come allora, quando ci passavi i pomeriggi a sfiorarla, a spulciare con la lente dentro a quei volti quasi distratti, ma infusi di vita e grondanti passione. Espressioni di un’intensità ineguagliata, con sguardi mai rivolti a te. Gli occhi di tutti sempre a fissare un punto dietro, di fianco, sopra, ma mai verso di te.
Una serie di francobolli che ti lascia tutto il tempo per ammirarla. Solo lui, il maestro, sull’esemplare da 200 lire scruta avanti, fuori dal suo mondo stampigliato in filigrana stelle, e osa metterti un po’ di pressione.
Tump
Lo senti il colpo sordo del timbro che si abbatte sul 115 lire, annullandolo e al tempo stesso caricandolo di responsabilità nel suo viaggio tra i due angoli di mondo fatalmente uniti da un pensiero d’amore e da un pacco regalo perché, bene o male, 115 lire il 1° marzo del 1962 non erano soltanto spicciolini.
Tump
Lo vedi l’impiegato postale che cala il timbro sulla testa di ignudo azzurra e smista il piccolo pacco di cartone diretto a Firenze, mentre l’Ermella, in Casentino, stanca e assonnata nel canto del fuoco, si chiede se le sue babbucce fatte ai ferri siano arrivate a destinazione, ché il figlio della Giovanna sta per nascere.
Tump
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Il testo partecipa all'EDS Cos'è questo rumore?
Come anche:

- MaiMaturo
- La Donna Camél
- Lillina
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